CONSERVATORISMO ITALIANO, EUROPEO E MONDIALE

La razionalizzazione del panorama politico avrà finalmente luogo?

La nuova Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola

Molto opportunamente la rivista “Tempi” ha posto la questione del conservatorismo in Italia, da noi già evidenziata in questo blog, e del suo rapporto con la Chiesa cattolica. Ricordiamo in particolare l’articolo di Pier  Paolo Saleri, “Il Progetto conservatore e il cattolicesimo italiano”.

La questione è di grande attualità in particolare in seguito alla totale confusione che regna nel centro-destra italiano, speculare, ma, se possibile, ancor maggiore di quella del Centro-Sinistra, e pari almeno a quella che regna al Parlamento Europeo (il “fallimento della politica”).

Concordiamo di buon grado che la definizione del conservatorismo in Italia non possa non passare anche attraverso una rivisitazione del rapporto fra gli aspiranti conservatori e la Chiesa cattolica, unica organizzazione globale che ponga a suo fondamento una tradizione millenaria da conservare (anzi, la Tradizione per antonomasia). Questo è particolarmente vero per Roma, sede del Vicario di Cristo. Ma lo è altrettanto per Paesi vicini e affini, come per esempio Malta ,sede degli omonimi Cavalieri, eredi concettuali dei Crociati, e ora Paese membro a cui appartiene la Presidente Metsola, rappresentante al Palamento del PPE. D’altra parte, nell’attuale assetto del Parlamento Europeo, sono i Popolari a detenere tutti i posti-chiave, e quindi chiunque voglia parlare di conservatorismo, non può aggirare le tradizioni politiche dei popolari. Né, infine, il futuro del conservatorismo europeo può prescindere dal dibattito sulle ragioni del conservatorismo mondiale e della sua necessaria opposizione alla globalizzazione tecnocratica.

Ciò detto, questo rapporto è tutt’altro che semplice perché ambedue i soggetti (Conservatori e Chiesa) presentano oggi gravissime criticità, innanzitutto concettuali.

Prima di tutto, perché, come già da noi già scritto, tutti, nel mondo,  sono, a loro modo, tradizionalisti e conservatori, e oggi se ne stanno anche rendendo pienamente conto:  quindi, è difficile caratterizzare in tal senso un movimento specifico, distinguendolo da altri. Un altro problema è che  i “nostri” conservatori pretendono di essere diversissimi da quelli del resto del mondo (in particolare dell’Eurasia). Il che fa sorgere spontanea  una domanda: ma allora, che cosa sono essi in realtà?

Le Vie della Seta hanno visto San Tommaso, Rabban, Giovanni da Montecorvino, i Gesuiti…

1.I problemi della Chiesa

Tanto la Chiesa, quanto i movimenti politici, non si muovono in un vuoto storico e geografico. La Chiesa cattolica, unica organizzazione religiosa gerarchica presente in tutto il mondo, è costretta per ciò stesso a stringere rapporti culturali e politici con i diversi Paesi e con le comunità cristiane ivi insediate (la sua cosiddetta “universalità”). Di converso, piaccia o non piaccia, a causa del suo carattere strutturato, la Chiesa Cattolica esercita di fatto anche un ruolo di “rappresentanza impropria” a favore di tutte le religioni, e per questo è alla testa del movimento ecumenico. Ne consegue che il discorso “universale” della Chiesa ”, già solo restando all’ interno dell’ortodossia “cattolica”, non può fare a meno di “inculturarsi” nelle diverse sensibilità “nazionali. Basti ricordare i Monofisiti, gli Uniati, i Copti, gli Etiopi…Oggi, abbiamo anche gl’”indigenisti”, la “Teologia del Pueblo”, i “Cattolici Patriottici” cinesi…Tutti questi all’ interno del cattolicesimo…Senza contare tutti i Cristiani non cattolici, oltre che gl’Islamici sincretici e cripto-cristiani, come gli Alauiti, i Drusi e gli Ahmadiyyah.

Anche la concezione lessinghiana e crociana del Cristianesimo come educazione dell’ Umanità, come pure le subculture americane, portano con sé connotazioni territoriali (in particolare, delle storie europea e americana). Questa necessità dell’“inculturazione” rende impossibile un allineamento completo del magistero romano con le tendenze delle diverse Chiese nazionali/continentali, dalla Pachamama, alla “Teologia della Liberazione”, all’idea di Panikkar sulla coincidenza fra Cristo e Buddha, fino al ruolo centrale dello Stato-civiltà nella teologia cinese. Ciò anche per i diversi effetti che il “filtro linguistico” produce nella vita religiosa (basti pensare ai problemi creati dalle traduzioni in Cinese dei Gesuiti). Questo dovrebbe essere vero prima di tutto per le Chiese europee e italiana. Insomma, il discorso del Papa non può essere lo stesso delle Conferenze Episcopali. Questo non è opportunismo, bensì senso delle culture locali, ben presente a tutti e tre gli ultimi Pontefici, e che aveva ispirato da sempre l’inculturazione, da Wulfila all’Hispanidad, alle Reducciones, ai Riti Malabarici e Cinesi….:è la “cultura poliedrica” invocata da Papa Francesco, che, a nostro avviso, costituisce la più azzeccata formula di contrasto all’ omologazione tecnocratica occidentale.

Il problema è acuito dal fatto che, pur essendo il centro della Chiesa a Roma, la maggioranza dei fedeli è oramai localizzata nelle Americhe e in Africa, e lo stesso Papa è argentino. Questo fatto non cessa di suscitare sconcerto in parte dei fedeli, stupiti dell’insistenza sulle “le periferie del mondo” e “gli ultimi”, come se ignorassero che la gran massa dei fedeli cattolici vivono in Paesi in via di sviluppo ed ex coloniali.

S’ imporrebbe automaticamente (e la Chiesa lo sa da gran tempo) un ruolo ancor più rafforzato delle Chiese nazionali, cosa ch’ è stata in parte realizzata dai concili sudamericani e dal controverso accordo sui vescovi con la RPC, ma non in Europa. La lettera post-sinodale “Ecclesia in Europa”, così pure come i discorsi del Papa a Strasburgo non avevano avuto seguito nella prassi.

In questo vacuum, i dibattiti politici e religiosi si concentra su temi divisivi, relativamente ai quali i margini operativi decisionali sono obiettivamente scarsi (migrazioni, “nuovi diritti”), mentre invece si by-passano (deliberatamente) le questioni reali di difesa dell’umanità e delle identità, che richiederebbero un ben maggiore investimento concettuale, emotivo, politico e finanziario, e che si vogliono per questo evitare.

In questo guazzabuglio, l’invito rivolto da  Saleri agli aspiranti “conservatori”, a prendere atto del ruolo centrale della Chiesa per definire il “conservatorismo” è, da un lato, quasi ovvio, ma, dall’ altro quanto mai problematico. Infatti, nonostante i bei discorsi del Papa, manca una parola chiara anche della Chiesa sull’ Europa. Il cattolicesimo viene spesso confuso con il maccartismo, con cui ha ben poco a che fare, mentre l’ecumenismo “poliedrico” del Papa viene stigmatizzato come “estremista” in quanto eccentrico rispetto al “mainstraem” occidentale..

Invece, la critica delle ideologie occidentali è da sempre un tema centrale del Cattolicesimo (Eliott, Dos Passos…).

Basti pensare che gli autori che, come Laughland, sono critici nei confronti della curvatura puritana dell’attuale conservatorismo inglese, lo accusano proprio di seguire la “Whig Narrative”, vale a dire l’eccezionalismo anglosassone, anziché attenersi alle antiche tradizioni inglesi (che sarebbero in ultima analisi cattoliche).

In questo momento, le flotte NATO e russa si fronteggiano intorno alla Sicilia e a Malta

2.Breve storia del Cristianesimo in Eurasia

L’eccezionale rigoglio del conservatorismo nel mondo va ascritto in gran parte al rinnovato peso dell’Eurasia, simboleggiato dalla Nuova Via della Seta, intesa anche come contestazione della “Narrativa Whig” imperante in Occidente e della pretesa identità fra “tradizione giudaico-cristiana” e storia dell’ Occidente. Infatti, le Vie della Seta sono state il fulcro dell’ incontro fra religioni e culture: i Popoli delle Steppe, lo sciamanesimo, lo zoroastrismo, l’ortodossia,   il tengrismo, l’ebraismo,il nestorianesimo, l’islam, il cattolicesimo…

Non è perciò inutile ricordare anche che il Cristianesimo non è certo solo un fenomeno europeo, o occidentale. Anzi, che la Chiesa non si identifichi con l’ “Occidente” puritano e tecnocratico è dimostrato innanzitutto proprio dal peso storico, nella storia del Cristianesimo e delle denominazioni cattoliche, dell’ Asia e dell’ Africa.  Basterebbe un rapido sguardo alla storia del Cristianesimo in quelle regioni, che per lo più precorre quella del Cristianesimo europeo occidentale e americano:

30: Morte e Resurrezione di Cristo a Gerusalemme. Secondo una tradizione armena, re Abgar V di Edessa era stato convertito già lo stesso anno.

40: La parola  “Christiani”  fa apparizione ad Antiochia

40-65: Missioni  di Paolo di Tarso in Asia Minore.

52: Secondo la tradizione dei Cristiani dell’ India, San Tommaso inizia la sua predicazione nel Subcontinente.

112: Plinio, governatore della Bitinia,  chiede a Traiano come comportarsi con i Cristiani

3° secolo:  Diffusione del monachesimo in Egitto

225: C’erano più di 20 vescovadi fra Mesopotamia e Persia,

301: L’ Armenia è il primo Stato a convertirsi. Arnobio afferma che il Cristianesimo è presente in India, Cina, Persia, Arabia, Egitto, Asia minore, Syria e Grecia

341: Si converte lo Stato etiopico di Axum

424: Nel primo Concilio Orientale, vengono istituiti i vescovadi di Ray, Naishibur, Herat e  Merw

5° secolo: La Bibbia è tradotta in Armeno 

secolo:  conversione dei Mongoli al Nestorianesimo

635: stele nestoriana a Xi’an  

618-907: Traduzione in Cinese di un “corpus” cristiano

1100-1400 circa: Stati crociati vengono costituiti in Palestina, Siria e Anatolia

13 ° secolo: Sotto il Regno di Möngke Khan, il Cristianesimo era una delle religioni più influenti dell’ Impero mongolo

14° secolo: Giovanni da Montecorvino vescovo di Pechino

1500: I Gesuiti arrivano in India, Giappone e Cina. Matteo Ricci forma la prima comunità permanente di cristiani cinesi, creando i Riti Cinesi e stabilendo a corte una forte presenza culturale. Attraverso le “Lettres Amusantes et Curieuses” si crea un  movimento culturale di simpatia per la Cina che si esprime in filologia (Kircher), nelle dottrine politiche (Voltaire), nell’economia (Fresnais), nell’ architettura (Sans-Souci, Tsarkoje Selo) e  nell’ arte (le “cineserie”)

1550 circa: Inizio della conversione delle Filippine e del Giappone

1800 circa: Inizio del cristianesimo in Corea

1850 circa: Perfino la rivolta dei Taiping muove da un’ideologia ricalcata sul Cristianesimo.

Inizio Novecento: Molti importanti personaggi rivoluzionari cinesi sono cristiani (es. Sun Yat Sen, Chang Kai Shek).

In un momento, come l’inizio del 21° secolo,  in cui le comunità cristiane indiane, cinesi, pakistane, irakene, siriane, palestinesi ed egiziane emergono nella cronaca per i loro drammi , è veramente limitativo pensare che i problemi dei Cristiani si riducano ai conflitti sull’ etica sessuale tipici della borghesia yuppie o a scandali finanziari limitati all’ Occidente, oppure a questioni di “politically correct” e di “cancel culture” che riguardano solo la storia degli Stati Uniti, ben più recente di quelle dell’ Eurasia e dello stesso Cristianesimo.

Altrettanto limitativo è pensare alla questione politica della Chiesa come limitata ai rapporti con il progressismo o il conservatorismo occidentali.

Il problema della Chiesa Cattolica è semmai quello di non perdere il suo ruolo centrale a causa della minore energia nel praticare l’inculturazione, per esempio nella competizione in America con le sette protestanti e con l’ americanismo.

Il simbolo dei Conservatori e Riformisti è ancora quello dell’Impero Britannico

3.I problemi dei conservatori

La debolezza concettuale e politica dei partiti  “sovranisti” europei è confermata, se ce ne fosse bisogno, dall’ attuale schizofrenia nella situazione ucraina. In fa esito al meeting di Madrid della scorsa settimana, una dozzina di partiti nazionalisti aveva espresso una posizione favorevole alla NATO nella crisi ucraina, ma Orbàn e Marine Le Pen hanno subito preso le distanze, mentre Salvini non si è neppure fatto vedere, intento, com’è, a propagandare la nascita di un partito italiano sul modello dei Repubblicani americani.

Il gruppo politico chiamato “Conservatori e Riformisti Europei”, ha addirittura ancora come simbolo il leone dell’ Impero Britannico, nonostante che l’Inghilterra abbia lasciato l’Unione proprio per iniziativa dei conservatori inglesi (perché erano stati loro a fondarlo), sì che i suoi unici rappresentanti sono rimasti gl’Italiani e i Polacchi. Gli uni, hanno come simbolo la fiamma che scaturisce dalla tomba di Mussolini; i secondi sono gli eredi principali di un sindacato operaio e rivoluzionario. In tutto ciò, non si vede una gran traccia di conservatorismo, sì che  questa loro autodefinizione andrebbe rimeditata.

L’altro gruppo politico che potrebbe ambire ad essere definito “conservatore” è “Identità e Democrazia”, i cui principali (ma non soli) membri sono il Rassemblement National di Marine le Pen e la Lega Nord, anch’essi due partiti il cui carattere “conservatore” potrebbe essere discusso.

D’altro canto, il più eminente   fra i conservatori europei, la presidentessa del Parlamento Europeo Metsola, non è parte del Gruppo dei Conservatori e Riformisti, bensì del PPE (e, in particolare, del Partito Nazionalista Maltese). La sua presenza apre sicuramente possibilità di dialogo fra Conservatori e Popolari, ma bisogna prima chiarire tutti i dubbi di cui stiamo qui parlando.

Detto fra parentesi, non mi sembra che tutti i movimenti presenti nel Parlamento Europeo siano all’ altezza delle loro responsabilità, perché, “mentre la casa brucia” (guerra in Ucraina, corsa all’ Intelligenza Artificiale), si perdono in questioni settarie e nominalistiche tutto sommato irrilevanti, per evitare un dibattito serio su quegli argomenti fondamentali. Basti dire che in Europa, come in Italia, c’è la sovrapposizione di ben tre gruppi politici “conservatori” di cui spesso si può chiedersi se abbiano un senso.

Così, anche la cosa più importante oggi sul tappeto: la Conferenza sul Futuro dell’Europa, viene totalmente ignorata da tutti, a cominciare proprio dai Conservatori,  nonostante che essi dichiarano ora di voler “cambiare l’ Europa dall’interno”.

Ma allora, facciano le loro proposte!

La “ricomposizione dei gruppi politici” da molti invocata, dovrebbe cominciare proprio del Palamento Europeo e su questioni europee. A mio avviso, l’elemento determinante dovrebbe essere proprio l’accettazione, o il contrasto, del progetto post-umanistico americano, l’unica importante sfida all’umano, da cui tutto il resto consegue.

Da questa grande scriminante discenderebbero automaticamente, “a cascata”, le altre scriminanti fra le forze politiche, come per esempio sulla politica culturale, sulla riforma dei Trattati europei e sovrannazionali, sulla politiche economiche e tecnologiche…(p.es:un partito occidentalistico e trans-umanistico, un altro tecnocratico, un centro legalitario, un partito umanistico e un altro anti-tecnocratico). I dibattiti in corso circa la legislazione sull’AI, la privacy, le sentenze Schrems, il Transatlantic Technology Council, sarebbero le palestre ideali per abbozzare questi schieramenti.

Dove posizionare i conservatori?

“That man is in no sense perfect but a wretched creature who can yet apprehend perfection.”, E.T.Hulme

4.Il conservatorismo quale “senso comune degl’Italiani”.

Tornando all’ Italia, l’articolista prende giustamente atto dell’aspetto più evidente, vale a dire che non esiste una tradizione conservatrice italiana:“..la difficoltà di costruire un partito conservatore in un Paese, sostanzialmente privo di una tradizione politica conservatrice”(cfr. post precedenti), ma non chiarisce perché (cosa che noi avevamo invece cercato di fare), e cita autori che, a mio avviso, non sono fra di loro connessi da un filo logico rigoroso. Intanto, de Maistre non può essere confinato nel “conservatorismo”, in quanto, personaggio indipendente e sdegnoso, occupa uno spazio a sé: al contempo,  massone, sabaudo, reazionario, ecumenico, filo-francese, pre-risorgimentale. A sua volta, Gioberti non si pone affatto la questione di conservare un passato, bensì piuttosto quella di far partecipare l’Italia e la Chiesa ai tempi nuovi. Il suo approccio dovrebbe essere definito,  più che conservatore, cattolico-liberale. Certamente Croce ed Einaudi furono conservatori in campo sociale, ma la loro idea di fondo era ancora quella della storia come progresso, e del Cristianesimo quale mera preparazione della Modernità, come suggerito da Lessing e ancora cara al “mainstream”.

Saleri aggiunge giustamente che “se scaviamo più a fondo, constateremo che, malgrado questo ‘vuoto politico’, l’Italia ha una grande tradizione di cultura conservatrice”. E, in effetti, i grandi pensatori politici italiani pre-risorgimentali (Dante, Machiavelli, Alfieri, Foscolo) potrebbero giustamente essere definiti “conservatori”, perché avrebbero voluto essere soprattutto dei restauratori della Classicità, mentre invece il Risorgimento partì dall’idea rivoluzionaria  della religione come stimolo della politica, nelle sue varie declinazioni: neoguelfa,  anticlericale, liberale, socialista, nazionalista, ma mai dall’idea che occorra innanzitutto salvaguardare una tradizione.

”Fratelli d’Italia” non è uno slogan conservatore. Mazzini e Garibaldi manovravano per creare uno schieramento europeo progressista ancillare agli Stati Uniti, come dimostrano gli appoggi occulti degli USA ai 1.000 e i carteggi fra Lincoln, Garibaldi e Mazzini. Lo stesso fascismo nasce dall’ incontro fra diverse tendenze modernistiche: sindacalismo rivoluzionario, socialismo, futurismo, idealismo… Perfino il Concordato costituisce una realizzazione tardiva di un principio napoleonico, quello della separazione fra lo Stato e la Chiesa.

Sono mancati in Italia autori moderni che siano al contempo cattolici e conservatori, come  Vogelsang, Hulme, Chesterton, Eliott, Ivanov, Simone Weil, Burgess, Laughland, sì che il conservatorismo italiano è stato diffuso soprattutto nel popolo, o, meglio, nel suo inconscio collettivo (come in tutti i popoli del mondo): il Cattolicesimo quale “Senso comune” del popolo italiano, come scriveva Gramsci. Salari:”Un popolo la cui cultura e la cui identità sono state permeate e forgiate, nei millenni, dalla fede cristiana, dalla sua tradizione e dai suoi valori” .Non per nulla la prima grande manifestazione politica del conservatorismo in Italia fu costituita dalle “Insorgenze”popolari (l’Esercito della Santa Fede, la “Massa Cattolica”, i “Socques”..). Nell’ inconscio collettivo popolare sono ancora vivissimi le figure della Grande Madre ( la Vergine, ma anche pre-cristiana), del Cristo, del Pater Familias in generale, della casa e della terra (la “roba”del Verga), del campanile(la secchia rapita)…Per questo, le ragioni del conservatorismo sono state  raccolte, in modo disordinato, fra l’altro, da molti “grandi” autori non facilmente incasellabili, come D’Annunzio, l’”Italian Theory”, “Strapaese”, Tomasi di Lampedusa, Pasolini

Lo stesso vale, “mutatis mutandis” , per l’ Europa tutta, dove sono universalmente diffusi gli archetipi del patriota (Leonida), del crociato (Giovanna d’Arco), del chierico vagante (i Carmina Burana), dell’artista smisurato (Michelangelo),  del poeta maledetto (Baudelaire)…, senza che nessuno (tranne forse Coudenhove Kalergi) li abbia inquadrati in un’ideologia complessiva anche di carattere politico europeo.

“Humankind cannot bear very much reality” T.S.Eliot.

5.Il conservatorismo come fatto mondiale

Ma esiste anche un conservatorismo mondiale, ben più potente e assertivo. Innanzitutto, il Confucianesimo è intrinsecamente conservatore: il suo modello è la dinastia Zhou (1250-750 a.C.). Ricordiamoci che, nella Rivoluzione Culturale, lo slogan “Pi Kong, Pi Lin”(“criticate Confucio, Criticate Lin Biao”) riportava i conflitti interni al PCC a questioni filosofiche plurimillenarie, in cui il Confucianesimo assumeva l’immagine del “Male Assoluto”. E che dire del National Bharatya Party (maggioranza assoluta in India, più di 100 milioni di iscritti ), nel cui programma è scritto che “l’India mette a disposizione del mondo i suoi Dei e le sue Dee”? L’india ha come simboli la ruota del Cakravartin (Imperatore universale) e i tre leoni di Asoka (primo grande imperatore dell’ India)come, la Corea, lo Yan/Yin e  gli esagrammi del Daodejing. Oppure, il neo-ottomanismo, che, come dice il nome stesso, ha, come obiettivo, quello di fare rivivere l’ Impero Ottomano. Per non parlare della Russia, dove tanto il partito Russia Unita, quanto il presidente Putin, ripetono ininterrottamente che il loro modello è “un moderato conservatorismo” e il Parlamento sta discutendo una “Legge sulla tutela dei valori tradizionali”.

Il “mainstream occidentale” è terrorizzato da questa rinascita del conservatorismo a livello mondiale, ch’esso identifica erroneamente e semplicisticamente con le “autocrazie”, senza vedere come tutte queste tendenze siano profondamente originali in ciascun continente, in ciò rappresentando egregiamente la difesa della “Différance” (che non potrebbe certo essere credibile se fosse basata su di un unico modello).

La realizzazione concreta della cultura “poliedrica” invocata dal Papa.

John Dos Passos › “Every generation rewrites the past”.

6.Che cosa conservare?

Come già scrivevamo, il conservatorismo è una tendenza implicita dell’animo umano, che può immaginare il futuro solo partendo dal passato, e, come tale, è presente, “a macchia di leopardo” in tutto il mondo e in tutto lo spettro politico. Tutto ciò si scontra con una difficoltà quasi insormontabile: qual è il passato da rinnovare? E’ qui che, non solo si scontrano i diversi conservatorismi, ma essi mostrano anche le loro “défaillances”.

I conservatorismi europei non riescono infatti a formulare un programma politico attuale perché  (come del resto un po’ tutti gli altri movimenti politici di oggi ) non hanno capito (o non vogliono capire) che  un enorme pericolo minaccia hic et nunc l’Umanità, soprattutto se si condivide un punto di vista conservatore: il post-umanesimo. Tutti i progetti post-umanistici, dalla Singularity all’”intelligenza dello sciame”, dall’”uomo in provetta” al teletrasporto, dalla clonazione al Metaverso, dalla “democrazia deliberativa” alla fluidità di genere, dal “twinning” alla manipolazione cerebrale, convergono verso un unico scopo. Come scrive Saleri, “destrutturare l’ordine naturale”.

Ciò che dovrebbe accomunare ogni forma di conservazione, a qualunque latitudine, dovrebbe essere invece la conservazione dell’ umano quale lo conosciamo  attraverso le grandi opere di cultura, cioè quello dell’ Epoca Assiale, che comincia con la sedentarizzazione, la scrittura, la famiglia, il villaggio, e ha conservato modelli ed archetipi sostanzialmente costanti. La grande forza del Cristianesimo, quella che gli ha permesso di fungere, per così dire, da “collante” di tutte le altre tradizioni, è proprio l’enorme opera di sintesi di  quelle dell’ Epoca Assiale: dalle epopee della creazione (Enuma Elish-Genesi); al Diluvio Universale (Gilgamesh-Noè), alle Tavole della Legge (Codice di Hammurapi-Torah), al Messia (Avesta-Daniele/Isaia),  alla Resurrezione (Osiride-Adone-Dioniso/Cristo), al Giudizio Finale (Libri dei Morti-Dionigi l’Aeropagita), agli Eoni (Veda-Avesta-Gioachimismo), all’ Apocalisse (Hazar-Libro della Rivelazione), alla Paideia (trasformata in Ascesi)…

La nostra storia moderna, fratelli, non è la storia di piccoli io coraggiosi che combattono queste grandimacchine?Anthony Burgess

7.Le tradizioni vampirizzate dalla “Singularity”

Purtroppo, tanto la Chiesa quanto il conservatorismo, là dove esso c’è, hanno un tarlo interno, che mette in dubbio, fino a distruggerla, l’idea stessa della salvaguardia del Creato, che invece si pretende essere al loro cuore. Nel caso della Chiesa, si tratta delle tradizioni chiliastica, giacobita, manichea  e gnostica, le quali, fino dai primi anni, in contrasto con San Paolo e con Sant’Agostino, predicava l’imminenza, e immanenza, dell’Apocalisse (tradizione rinverdita nella modernità da Fiodorov e Teilhard de Chardin,  che vedevano nella tecnica l’esito finale della Storia Sacra); nel caso dei conservatori, si tratta dell’Occidentalismo, che aspira a conservare un momento molto recente e contingente della storia, l’egemonia mondiale dell’ Occidente dopo la Seconda Guerra Mondiale, che costituiva già in sé un inizio di Apocalisse, come dimostrato dal fatto ch’era stato inaugurato dall’uso della Bomba Atomica, ed è quello in cui è stato avviato il processo della Singularity. Oggi più che mai i guru della Singularity – Kurzweil, Schmidt, Zuckerberg, Musk-, controllano tutti i gangli vitali dell’ Occidente e lo pilotano senza esitazioni  verso la fine dell’ Umano (“The Singularity is Near”, “The New Digital Age”, Metaverso).Paradossalmente, fedeli al principio lessinghiano della religione quale forma di educazione dell’ Umanità, i post-umanisti pescano a piene mani dalle tradizioni della missione divina dell’ umanità (Newton), della Storia Sacra (Saint-Simon), del neoplatonismo (Teilhard de Chardin), della Salvezza (la “Quasi-Immortalità”)…travisandone il significato originario, e negando perfino di essersene ispirati. Nel fare ciò, essi si comportano sostanzialmente come l’Anticristo di Soloviov.

“the old pre-Constitution
ethic of America prevails, in particular the apocalyptic millenarianism of the original
fundamentalist Pilgrim Fathers”, John Laughland

8. La Chiesa e il conservatorismo mondiale

Affinché sia possibile un dialogo a livello mondiale fra conservatorismo e Chiesa cattolica, è necessario che ambedue sciolgano il nodo dei loro rapporti con questo messianesimo tecnologico occidentale, che trova espressione nell’ egemonia dei GAFAM sull’ America e dell’ America sull’ Europa. Ambedue dovrebbero cioè scegliere, per così dire, Ippocrate e Matteo Ricci contro Teilhard de Chardin.

Solo in tal modo diverrebbe logicamente coerente e comprensibile un discorso globale capace di distinguere, come voleva Hans Küng, fra “valori densi”(comuni a tutto il mondo) e “valori sottili”(specifici di ogni singola cultura). Sarebbe credibile un “Conservatorismo Europeo” che difendesse i valori, prima classici, poi cristiani, espressi per esempio nel “Giuramento di Ippocrate”, come pure un “Conservatorismo Italiano”, che valorizzasse Roma quale sede della Chiesa Cattolica, sintesi di antiche religioni e classicità.

Una siffatta Chiesa avrebbe tutte le carte in regola per parlare anche alle due Americhe, con un discorso adeguato alla loro storia, ma senza alcun complesso d’inferiorità; all’ Africa, senza paternalismo, bensì valorizzando le prime fasi della storia umana e cristiana, banalizzate dalla tradizione occidentale, come pure ad un’Asia non estranea al Cristianesimo, bensì scenario del Vecchio Testamento e sede delle antichissime Chiese medio-Orientali, indiane, cinesi, centro-asiatiche.

E, di converso, un conservatorismo italiano che valorizzasse tutta la nostra storia potrebbe essere di guida per i conservatorismi europei e mondiali, oltre che iniettare nuova linfa in un’attività di promozione del nostro Paese, non più limitata da inappropriati pregiudizi ideologici, per occuparsi invece di questo tema fondamentale. Come scrive Saleri, “un grande ruolo non solo in Italia, ma, senza dubbio, anche in Europa…”.

Toniolo riallacciava il suo pensiero sociale alla Firenze del Medioevo

9.Attualità del pensiero sociale cristiano.

Giustamente, l’autore fa notare che, per aversi un’effettiva sinergia fra conservatorismo italiano e Chiesa cattolica, il conservatorismo dovrebbe comprendere ed accettare il discorso sociale della Chiesa. Anche questa è una storia vecchia: mentre l’Italia ha, nell’ambito delle sue tradizioni, una lunga storia di socialità– dai Santi sociali alla Carta del Carnaro, dalle Encicliche Papali ai vari  corporativismi – paradossalmente, i conservatori italiani,  diffusi un po’ dovunque nella costellazione partitica, hanno avuto sempre quale loro importante momento unificante la sostanziale avversione per i movimenti sociali, promossi tra l’altro  spesso proprio dalla Chiesa.

Anche qui, i termini del problema sono cambiati completamente con il passare dei decenni. Mentre, nell’ Ottocento, la questione sociale sorgeva per la rapida e violenta transizione fra la società agricola e quella industriale, oggi l’assoluta maggioranza della popolazione è dedicata ai servizi (e, in Cina, il 40% del PIL è generato dall’ economia digitale). Perciò, quella questione, che ancora cinquant’anni fa verteva sul ruolo, nella società, degli operai e contadini, tocca, oggi, questioni assolutamente diverse, quali l’upskilling digitale, la mobilità internazionale, la disoccupazione tecnologica, la questione ambientale, il potere all’ interno delle filiere, la società della sorveglianza, il ruolo dei tecnici e degl’intellettuali nella società automatizzata.

Non avranno più senso, non soltanto l’avversione per la questione sociale da parte di un ceto mercantile arretrato e sub-marginale (dominante in Italia ma che si sta comunque estinguendo), e neppure l’insistere (come purtroppo molti, a cominciare dalla Chiesa) spesso fanno, sulla presunta priorità dell’ assistenza “ai più fragili”. Come giustamente ha detto recentemente il Papa, la priorità è creare lavoro. Ma questo non si crea mantenendo in vita attività “fragili” (vale a dire imprese arretrate e sub-marginali, che invece fanno parte della “constituency” dei partiti italiani, specie di centro-destra, e perfino della Chiesa).

La realtà vera è che, oggi,  dinanzi allo strapotere dei GAFAM, siamo tutti fragili, dai “sans papiers” ai prelati, dai disoccupati ai politici, dagli operai agl’intellettuali, dalle partite IVA ai professionisti. Lo Stato dovrebbe intervenire molto più pesantemente, non già per i “ristori”, bensì per accrescere la competitività complessiva del nostro sistema, e, in tal modo, garantire a tutti un lavoro adeguato alle loro inclinazioni. Questo “upskilling” dell’intera società presuppone, da un lato, la capacità di educare  quest’ultima perché non resti  succube delle macchine intelligenti, e, dall’ altra, una trasformazione radicale del sistema economico, che gli renda possibile competere sui mercati internazionali.

Certo, la storia del pensiero sociale cristiano, parte della storia dell’azione sociale dei conservatori (dall’ “Anti-revolutionair partij di Kuyper, a Toniolo, alle Encicliche Sociali), non dovrebbe essere dimenticata, ma anch’essa è oggi oramai solo storia. I problemi sono divenuti altri, e il Papa li ha appena sfiorati, quando ha parlato di “Imperi Sconosciuti”. Certo, nella società ipertecnologica non mancheranno i problemi sociali, ma essi saranno radicalmente nuovi, anche se le soluzioni potranno essere mutuate parzialmente dal passato (come avevamo scritto in “Il ruolo dei lavoratori nell’ era delle macchine intelligenti”).

Coudenhove Kalergi fu il grande teorico del federalismo europeo e mondiale, ma anche unn grande conservatore, che fondava il suo progetto su tre pilastri: aristocrazia, tecnica e pacifismo

10.La ricomposizione dei movimenti politici in Europa

Come si vede, il compito di “ricostituire il centro-destra” (ammesso che ciò abbia un senso nella globale ricomposizione del sistema politico europeo), o anche quello di “rivitalizzare il conservatorismo”, è molto più complesso e problematico di quanto appaia, e va affrontato soprattutto sul piano europeo,. Soprattutto in considerazione della fine della “Coalizione Ursula” e della nascita di una nuova maggioranza, non “delimitata verso destra”.

Ma, per fare ciò, occorre focalizzare l’attenzione di tutti, e innanzitutto dei conservatori, sulle vere priorità dell’Umanità e dell’Europa, che non sono quelle dell’ Occidente (Singularity e IIIa Guerra Mondiale).

E anche chiarire che cosa vogliamo conservare, di questo mondo che corre allo sfacelo senza che nessuno muova un dito: l’istinto di morte che muove i cultori del post-umanesimo? La frenesia tecnocratica del complesso informatico-digitale? La Mutually Assured Distruction? La disgregazione della società funzionale alla schiavizzazione tecnologica? Gl’ Imperi Sconosciuti? La Società dell’1%? Echelon, Prism, la militarizzazione dello spazio?La cancel culture?La passività dinanzi agli ordini della NATO? La “casta”? Le esercitazioni americane contro la Russia nei nostri mari e sulle nostre terre? Il kitsch e la deculturazione? Le sanzioni per distruggere la nostra economia? La Kleinstaaterei degli Stati Membri della UE?La disarticolazione del sistema economico europeo? Lo strapotere dei GAFAM? La martellante propaganda occidentalistica? La disoccupazione galoppante?

L’incertezza generalizzata di fronte allo scontro USA-Russia è significativa.“Sinistra” e “destra” fanno a gara a chi si mostra più succube dei questi trend dominanti. Ma, se la “sinistra” può ancora avere qualche scusa perché condividerebbe, sul piano dei principi, la frenesia nuovistica propria della postmodernità, nessuna scusa può essere riconosciuta a una “destra” che, a prima vista, dovrebbe porsi almeno come freno (il “Katechon” paolino), a quest’ entropia generalizzata.

Volendo accennare a una conclusione che guardi al di là di questa palude, si potrebbe citare lo slogan di Armin Mohler “Etwas schaffen, das es sich lohnt, zu erhalten“ („Creare qualcosa che valga la pena di conservare”).

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