Dialettica del “Dark Enlightenment”
L’ambizione del Primo Ministro Meloni di costruire un ponte fra USA ed Europa è meno ingenua di quanto venga usualmente detto. E’ per questo che, nonostante le contraddizioni di questo progetto, essa riesce a tenere in iscacco una pluralità di antagonisti. Più ingenua forse la seconda ambizione, quella di costruire un’ “egemonia culturale di destra”
Da molti decenni, i conflitti politici e culturali di livello mondiale non sono più guidati, né dalle ideologie sette-ottocentesche (liberalismo, socialismo, comunismo), né da pretesi ”interessi nazionali”, bensì dallo scontro fra blocchi continentali contrapposti (America-mondo, Sinosfera, Russkij Mir, Bharat), e i rispettivi team di comando (Complesso Informatico-Militare, PCC, “Vertikal Vlasti”, BJP, Sionismo). Ciò viene denunziato dai più come uno scandalo, che avrebbe permesso l’abbandono del “diritto internazionale” e aprirebbe la strada a un periodo di conflitti.
In realtà, quello che è finito è l’ “Ordine di Yalta”, con USA e URSS a fare da “gendarmi del mondo”, ma in realtà qui si sta cercando di creare un sistema realmente multipolare, capace di incidere effettivamente sulle grandi questioni dell’ Umanità. La questione decisiva che si pone oggi è come sarà il mondo dopo la transizione digitale, e questo dipenderà da scelte che vanno al di là delle ideologie sette-ottocentesche, collocandosi invece, come aveva previsto Nietzsche, su un piano esistenziale (entropia generalizzata vs. eterno ritorno, gerarchia vs. anarchia). I Continenti possono costituire un ponte, attraverso il quale i diversi progetti esistenziali possono salire su una ribalta più alta, e avere accesso agli strumenti di guida della Mega-Macchina mondiale.Cosa che non accade, invece, oggi, né per i singoli cittadini o movimenti, né per gli Stati nazionali, né per l’Unione Europea.
L’idea di un “ponte” fra Europa e America costituisce una delle possibili scelte circa la configurazione di un “blocco occidentale” all’ interno di quella “Multi-level governance” mondiale che, nonostante le controspinte, è in via di formazione (G2.G7,G20, NATO; Board of Peace, BRICS, Via della Seta, riforma delle Nazioni Unite). Sono state proposte molte configurazioni continentali: l’”America-Mondo”, il “Tian-Xia”sinocentrico, il multipolarismo, il Neo-Eurasiatismo,l’ Europa a Molte Dimensioni…Giorgia Meloni propone esplicitamente un “patriottismo occidentale” che, non diversamente dalla vecchia “Alleanza delle Democrazie” cara alle sinistre euro-americane, è chiaramente alternativo, tanto al “patriottismo italiano” tanto conclamato dal Governo di Destra-Destra, quanto al “patriottismo europeo” un tempo fantasticato dalle”intellighentije di destra” (Novalis, De Maistre, Alessandro I, Coudenhove-Kalergi, Drieu La Rochelle, Oswald Moseley, Jean Thiriart, Adriano Romualdi).Un’analisi dei pensatori MAGA (cfr. infra) ci mostra che il tipo di questioni da affrontarsi con l’ America non è, oramai, diverso da quello del dialogo con la cultura confuciana, con l’Islam, con l’Eurasiatismo o con il Sanata Dharma indiano.
1.Attualità e urgenza di un chiarimento
[1]Tutte quelle alternative, considerate un tempo irrilevanti così come irrilevante era la “Destra” nel suo insieme, sono, invece, oggi, di drammatica attualità. E, intanto, su di esse si sta giocando la sopravvivenza di questo governo, incapace di orientare, verso l’auspicata “egemonia culturale”, un drappello di suoi intellettuali posti in posizioni decisive sulla politica culturale, e, inoltre, spiazzato dal conflitto fra Papa Leone e un Trump sempre più espressione di un militarizzato protestantismo americano vetero-testamentario.
Coerentemente con la scelta “euroamericana” di Meloni, tutte le tensioni all’ interno della “metropoli” nordamericana hanno uno strascico immediato qui da noi: il progetto “neo-reazionario” di Yarvin si traduce nell’ “Egemonia culturale della destra”; la “deportazione” in Honduras dei migranti irregolari USA si traduce nei centri di detenzione in Albania, ecc…
La difficoltà, per il Governo Meloni, nel realizzare una “politica culturale di destra” nasce proprio dalla radicale differenza fra le situazioni dei due Paesi (che li rendono inconciliabili). Premesso che “Destra”, e“Sinistra”erano nate come due ali della Rivoluzione Francese, sì che già da più di 100 anni avevano perduto , come teorizzato da Sorel, la loro rispettive ragion d’essere, tanto lottare contro una “cultura di sinistra”, quanto promuovere una “cultura di destra”, è combattere contro i mulini a vento, perché la lotta reale è quella fra il “progresso” tecnocratico che porta alla Singolarità Tecnologica, e la resistenza da parte delle diverse culture dell’ Epoca Assiale (Da Xue, Sanata Dharma, Ebraismo, Cristianesimo, Islam). L’”egemonia culturale” del PCI di Gramsci era stato un modo ipocrita per invocare una dittatura del suo partito su altri, secondo i modelli della Polonia e della DDR, atta a svigorire e a inquinare quello che per Gramsci era il “senso comune degl’Italiani”: il Cattolicesimo. Per la filosofia cinese, l’ “Egemonia” (“Ba Dao”) è un concetto negativo, a cui si contrappone la “Via Reale” (“Wang Dao”, in Giapponese, Odo), a cui aspirano, da un lato, l’attuale Governo cinese, e, dall’ altro, anche vari autori occidentali, primo fra i quali il “confuciano” Yarvin.
La cosiddetta “egemonia culturale di sinistra” è stata in realtà l’egemonia mondiale di un “pensiero unico” puritano, rivoluzionario e tecnocratico, inaugurata con il ’68, e prosegue con l’attuale occidentalismo, sia esso di destra o di sinistra.Invece, un’”egemonia culturale marxista” non era mai esistita neppure nei Paesi dell’ Est, perché gli stessi Bolscevichi avevano animato un mix di populismo, futurismo e nazionalismo: Lenin traeva esplicitamente ispirazione dall’ Eurasiatista Ustrialov, emigrato in Manciuria; Stalin fu (come affermato da Mussolini) un teorico e un promotore delle nazionalità; i comunisti polacchi ripescarono platealmente il nazional-socialista Bolesław Piasecki, per fargli presiedere il movimento cattolico Pax; nell’ Est Europa pullulavano scrittori nazionalisti e tradizionalisti come Andric e Kadaré; nell’ultimo periodo vi erano circoli culturali, come Molodaja Gvardija e l’Accademia di Belgrado, ispirati a un generico romanticismo slavo: erano le “Vie Nazionali al Socialismo”. Ancor oggi, abbiamo un fiorente “Socialismo con Caratteristiche Cinesi”.
Così come non ci fu, e non ci sarebbe potuta essere, un’ “Egemonia culturale di sinistra” perché la “Sinistra” non esiste, così non può esistere neppure un’ ”Egemonia culturale di destra”, soprattutto in un Paese come l’ Italia, dove l’”intellighentija” è stata sempre piuttosto massonica (Garibaldi, Cavour, i Savoia, Carducci, D’Annunzio), o, semmai, nazionalista ( Foscolo, Gioberti, Mazzini,Pascoli, Gentile), o semplicemente anti-razionalista(la “scuola italiana di scienze politiche”: Mosca-Michels-Pareto). Tutti autori che la pretesa “destra-destra” rifugge come la peste, non sapendovi però trovare alcun’alternativa, e dovendo perciò reclutare il proprio personale fra gli outsider impolitici (come Giuli o Buttafuoco).
Per fare l’unità d’Italia, Cavour non aveva trovato di meglio che fondare la Loggia Ausonia, e Garibaldi fu Gran Maestro della Massoneria italiana.”Dio, Patria e Famiglia” era uno slogan mazziniano, e Fratelli d’Italia fu scritta dal martire mazziniano Goffredo Mameli.
L’unico grande pensatore italiano “di destra” sarebbe stato semmai De Maistre (anch’egli per altro massone) , ma considerarlo “italiano” sarebbe riduttivo, date le sue diverse affiliazioni “transnazionali”(savoiardo, francese, russo, sardo).
Forse l’ Europa ha avuto anche intellettuali “di destra”, come Montesquieu, Voltaire, Burke, Hoelderlin, Kierkegaard, Balzac, Baudelaire, Berdjajev, Artaud… Anche qui, però, nessun “liberale”. Il “liberalismo” ha sempre contrastato tanto la destra quanto sinistra, vuoi la “tirannide della maggioranza”, o “passione per l’eguaglianza ”che dir si voglia (cfr. Tocqueville), vuoi il conformismo borghese (Stuart Mills). Certamente, l’ Europa ha avuto una ricca “cultura dell’ Asse”, non partitica (Evola, Padre Gemelli, Carl Orff, Ernst Juenger, Heidegger, Schmitt,Drieu La Rochelle, Celine, Brasillach, Hamsun, Cioran, Ionesco), con ampie risonanze anche in campi apparentemente avversi ( Bataille, Croce, Olivetti, Simone Weil, De Rougemont, Bernanos, Pessoa, Ugo Spirito)…
La maggiore forza storica dello slogan “cultura di Destra” è stata proprio l’avere dato voce a questa pluralità, che è quella reale della cultura europea. Oggi, ci sarebbe proprio di che nutrirne un rilancio culturale alternativo all’ egemonia culturale progressista.Ma nessuno si fa avanti.
2.In America: “Illuministi bruni”, Neoreazionari, Monarchici
Negli Stati Uniti, la contrapposizione fra “Destra” e “Sinistra” è viva perché basata su una realtà ben concreta: la difesa del “White Privilege”, vale a dire l’inaudita “house of cards” che da 300 anni rende possibile l’egemonia dei puritani sul WASPS; dei WASPS sui “Bianchi”; dei “Bianchi” sui “Non-Whites”; dei cittadini americani sugli “Aliens”; degli USA sulle sue colonie; dell’”Impero Nascosto” americano sull’ “Occidente”, e dell’ Occidente sul mondo, sì che tutti noi siamo diventati dei semplici cloni dei Puritani.
Se non ci fosse più il “White Privilege” (per esempio grazie alla generalizzazione dell’ opzione sudamericana di Leone XIV), gli USA diventerebbero un Paese latinoamericano, solo più grande, e cesserebbe la sfacciata opulenza dei ceti “imperiali” di Washington, New York e California. Moltissimi (teologi e spie, politicanti e funzionari,. miliardari e intellettuali, stars e ingegneri, imprenditori e militari…) vedrebbero così venir meno le loro fonti di sostentamento
Per questo i “conservatori” dello “status quo bianco”, avendo esaurito tutte le altre risorse, hanno dovuto scegliere alla fine di arruolare , perchè hanno almeno delle idee, dei “Neo-reazionari”, che non sono certamente allineati né con gli stereotipi tradizionali della “destra”(e, in effetti, provengono piuttosto dall’ ambiente Dem), né con quelli dell’eccezionalismo americano, ma corrispondono piuttosto ai “senza partito” europei.
Prendiamo tre personaggi molto simili fra loro, che vanno oggi per la maggiore: Curtis Yarvin, Peter Thiel e Nick Land.
Yarvin è quanto di più “un-american” possa immaginarsi (ancor più di Miller, di Pound e di Dos Passos). Essendo innanzitutto un blogger, ha scelto come pseudonimo “Mencius Moldbug”.Orbene, “Mencius” è la trascrizione in Latino (e poi in Inglese) di Meng Zi, un saggio e filosofo cinese itinerante, e uno dei principali interpreti del Confucianesimo. Un segno evidente di come Yarvin vuole porsi come “pontiere” con la cultura cinese. Secondo Mencio, il Sovrano Ideale, seguendo il Wang Dao (“via regia) ottiene il Mandato del Cielo (Tianming), non già attraverso le conquiste militari, ma guadagnandosi il rispetto e il consenso del popolo tramite l’attenzione al benessere pubblico, non già con la Via del Potere (Ba Dao), ovvero la “l’”Egemonia””, che impone l’ordine e il controllo attraverso la coercizione, la violenza e la tirannia. Ecco perché bisogna evitare l’idea di un’ “Egemonia”.
Molto significativa del suo anti-americanismo, la proposta di Yarvin all’ Europa su che cosa sarebbe un autentico sovranismo europeo:“Fintantoché non solo tutte le basi americane in Europa, ma anche tutte le ambasciate, tutti i consolati e tutte le altre rappresentanze diplomatiche saranno state chiuse, sigillate e vendute, l’ Europa non avrà neppure cominciato a tentare di ritrovare la sua sovranità. Quelle azioni, oggi impensabuili, non costituirebbero una fine. E neppure il suo inizio. Potrebbe essere l’inizio dell’ inizio.Come noto, la Francia non ha basi americane, ma ha un’ambasciata.Questa ambasciata manda dei telegrammi. Una serie era stata divulgata da Wikileaks. Leggeteli. Prendete conoscenza di che cosa fa l’ambasciata degli Stati Uniti in Francia”E continua:“E’ solo l’inizio. Proprio il soft power dev’essere combattuto e sconfitto”(da “L’Incorrect”).
Per Yarvin, la cacciata dall’ Europa degli Americani dovrebbe sfociare nel ritorno della monarchia, sulla scia del pensiero dominante nel ‘700 (Boulanger, Voltaire): “Perché non torniamo tutti alla normalità?Perchè siamo in questo buco, e continuiamo a scavare?Che paradiso sarebbe oggi la Francia se non vi fosse stata la Rivoluzione Francese!”
Le nuove monarchie occidentali dovrebbero ri-adottare l’”economia camerale”(il Colbertismo) introdotta dai sovrani illuminati del ‘700 sotto l’influenza della cultura cinese importata dai Gesuiti (il Wang Dao/Odo).
Mentre Yarvin propugna in buona fede un preciso programma politico monarchico ed euro-centrico, gli altri maestri della cultura MAGA hanno, verso la “nuova reazione” atteggiamenti piuttosto strumentali.
Thiel,guru dell’ intelligenza artificiale del Pentagono, nato tedesco e naturalizzato americano, condivide al 100% la narrazione pessimistica russa di Soloviov e Dostojevskij circa la prossima Apocalisse, con la sola accortezza finale di identificare il “Salvatore” in Donald Trump, e l’ “Anticristo” nella “Sinistra”. Punta sull’ ignoranza generalizzata per raccogliere intorno a quest’idea il cattolicesimo più intransigente, come ha fatto recentemente a Roma.
Thiel si riallaccia a narrazioni occidentalistiche, come quella del primo Fukuyama, secondo cui lo spirito capitalistico, nato dall’ etica protestante, sarebbe la forza portante del progresso umano, per sua natura senza limiti, e ha un carattere divino, oggi impersonato da Donald Trump.
Ciò che cerca di frenarlo, soprattutto la politica (“la Cattedrale”), incarna il Male, l’ Anticristo, e ciò che vi si oppone sarebbe il Katèchon, cioè sempre ancora Trump.
Non può sfuggire la coincidenza con questa teoria “ad personam” e gl’interessi di Thiel quale maggiore azionista di Palantir e socio di JD Vance.
Nick Land, filosofo inglese maestro del Complesso Informatico-Digitale, teorizza il “cupio dissolvi” quale senso dell’essere (cfr. il suo libro “The Thurst for Annihilation”, del 1992), rivelando così, sulla scia di Teilhard e di Kurzweil, l’essenza del movimento postumanistico: compito dell’ uomo è accelerare la propria fine. Esasperando le idee di Schumpeter e di Ledeen, rl capitalismo gli appare come la forma sociale che meglio permette di realizzare l’entropia generalizzata. Di qui l’autodefinizione del suo sistema come “accelerazionismo”:”tutta tesa verso la Singularity e il Meltdown della Terra, la cultura accelera la propria agonia in un paesaggio mobile, animato dal digitale, superando, in modo sempre più intenso, ogni limite di comprensibilità: 1500, 1756, 1884, 1948, 1980, 1996, 2008, 210, 2011…nel prossimo futuro, più nulla di umano”.
Land aderisce strumentalmente alla “Nuova Reazione” perché vede, in questa, un possibile strumento per evitare il rallentamento della corsa verso la “distruzione creatrice”, causato, in Occidente, dalla democrazia, e, in Oriente, dal “Socialismo con caratteristiche cinesi”. Felice l’individuazione della definizione di “Dark Enlightenment”, che segna simbolicamente la vittoria storica del programma di Horkheimer e Adorno, i quali, tornando dal loro soggiorno presso la Comunità Ebraica americana, avevano segnalato che vi è qualcosa di oscuro nell’ Illuminismo, che lo porta a conseguenze non volute (l’”Eterogenesi dei Fini”).
3.A Venezia, la farsa del Padiglione Russo
La biennale di Venezia è una venerabile istituzione più che centenaria, con i suoi riti e le sue regole, che ha lanciato ante litteram l’idea della promozione del territorio attraverso la cultura. Per contrastare le critiche asnti-veneziane dei Futuristi, fu dedicata all’ “arte contemporanea”. Giacché non è chiaro che cosa quest’ultima sia, la gestione è affidata, più che ad artisti, ad un altro genere di “uomini pubblici” (politici, scrittori, accademici), che ne sanno ancora meno, è normale che l’accento sia posto soprattutto sulle implicazioni politiche, come la scelta degli espositori, i temi, i messaggi… In questo contesto, ha anche senso che si discuta e si polemizzi sugli atteggiamenti degli Stati partecipanti. Tuttavia, il modo in cui lo si è fatto circa il Padiglione Russo è rivelatore dell’inconcludenza dell’intero sistema e della confusione ideale (culturale) che caratterizza questo governo, impedendogli di condurre una reale politica culturale.
Premesso che l’intera impalcatura del conflitto euro-russo (origini, ideologie, comportamenti, azioni) è incomprensibile, e, in particolare, che le sanzioni europee hanno raggiunto (autolesionisticamente) esattamente gli obiettivi dichiarati da Lavrov, vale a dire quello di riorientare la Russia verso i BRICS, rendendola autonoma, commercialmente, culturalmente, digitalmente e militarmente, dall’ Occidente (e provocando con ciò una crisi economica in Europa), la loro applicazione maniacale anche al campo della cultura, a cui si sta dedicando l’Unione Europea, ha addirittura qualcosa di criminale.
Come asserito fino alla nausea dal Presidente Buttafuoco, la cultura, pur essendo legata alla politica, si pone a un livello più alto, dove il dialogo è possibile, e, anzi, inevitabile. Le culture del mondo (greco-romana e persiana, cristiana e islamica, europea occidentale e orientale) hanno continuato a dialogare intensamente anche e soprattutto durante i periodi di guerra (guerre persiane, campagna di Alessandro, Crociate, Reconquista, Guerre Mondiali, emigrazioni forzate). E’ impensabile che l’ Europa interrompa qualsivoglia rapporto culturale con la Russia, e nemmeno solo con la Russia ufficiale. La Russia è il maggior Paese dell’ Europa. Il suo contributo alla cultura europea è incommensurabile (dalla nascita delle lingue europee alla continuazione delle tradizioni romane e bizantine; dal supporto a intellettuali come Diderot, alla creazione di musei come l’ Ermitage; da autori come Puskin Gogol, Cechov, Toljstoj e Dostojevskij a musicisti come Ciajkovskij e Stravinskij…).Così come in campo economico, anche in campo culturale è più facile che l’ Europa Orientale sanzioni quella occidentale, che non viceversa.
Proprio i motivi della guerra attualmente in corso (l’ “Operazione Militare Speciale” o, più appropriatamente, “Guerra Civile Europea”) sono legati al rapporto conflittuale fra la tradizione russa della Terza Roma e del Katechon Settentrionale e il carattere nichilistico della cultura occidentale, quale espresso per esempio da Nick Land. Condannando quella Russia, prendiamo automaticamente partito per il nichilismo, e in tal modo ci esponiamo a giuste critiche, provenienti anche dall’ America.
Infine, se si vuole dare un minimo di concretezza all’ idea dell’ Italia quale “pontiere”, si incominci a rispondere puntualmente alle critiche di Trump, di Vance e di Rubio, alle esternazioni di von Der Leyen, Kallas e Macron, e perfino alle teorie di Yarvin, Thiel, Land (di Dugin, del Patriarca Kirill, di Zhang Weiwei e Yao Tingyang), per vedere quali sono i punti di disaccordo, e se un dialogo è possibile. Pensiamo che una cultura come quella di Buttafuoco, essendo innervata dal Tradizionalismo, dal Perennialismo e dall’ Islam, e quindi attenta all’ Unità Trascendentale fra le Religioni, può costituire un’adeguata base di partenza per comprendere posizioni apparentemente così divergenti, e, quindi, per formare dei veri “Pontieri”.
Risulta particolarmente odiosa l’idea che organismi burocratici come la Commissione Europea e il Ministero italiano della Cultura perseguitino con indagini poliziesche un’istituzione culturale che, per una tradizione mai interrotta, neppure sotto il fascismo, ha sempre goduto della più ampia autonomia. Tutto ciò è in linea con la classificazione, a Bruxelles, come “disinformazione”, di ogni voce ispirata a concezioni del mondo extraeuropee o antimoderne, e come “hate speech” di qualunque idea di opposizione radicale all’ esistente. Purtroppo, il presente governo, con le direttive del Ministero della Pubblica Istruzione e del Merito, sta andando anch’esso nello stesso senso, cercando di minimizzare l’esposizione degli studenti alle culture e alle lingue extraeuropee, il che costituisce un ennesimo passo verso il declassamento dell’ Italia nell’ arena internazionale, e una fonte di futuri conflitti.
Particolarmente significativa risulta, in questo contesto, la posizione lineare del Presidente Buttafuoco, che, incurante dei legami partitici, ha difeso puntualmente l’autonomia della Biennale. Tra l’altro, a causa delle sue convinzioni personali, Buttafuoco è particolarmente esposto a persecuzioni di carattere ideologico. Essendo egli di religione islamica, non è detto che le manovre discriminatorie contro intellettuali russi non possano un giorno rivolgersi contro di lui in quanto islamico. Ha quindi una ragione in più per fungere da vero “pontiere”.
Se il Governo vuole, non solo realizzare una sua politica culturale diversa da quella “mainstream”(la “Cattedrale” di Land e Yarvin), bensì prendere addirittura in mano la rinascita della cultura europea, dovrebbe tenere in seria considerazione:
a)le culture classiche (europee e non: medio orientale, sinica, indica, islamica, africana, del Nord e del Sud America);
b)le culture e le lingue extraeuropee (Cinese, Araba, Ebraica, Persiana, Hindi, Turca…);
c)le culture represse dall’ egemonia culturale progressista (culture politiche greca, islamica, sinica; “dark Enlightenment”);
d)le culture della 1° metà del ‘900, ivi comprese quelle “dell’ Asse”: il Cercle Proudhon, il primo Thomas Mann, Juenger, D’Annunzio, Pirandello, Puccini, Mascagni;Massignon, Guénon, Eliade; Wittgenstein, Heisenberg, De Finetti; Mosca, Michels, Pareto;Heidegger, Carl Schmitt; Drieu la Rochelle, Saint-Exupéry, Jean Giono, Simone Weil, De Rougemont, Céline, Brasillach,Hamsun,Dumézil, De Chirico… .


