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COME USCIRE DAL VICOLO CIECO?

RIMANDARLI TUTTI A SCUOLA

Co n le sanzioni,
il business russo è schizzato alle stelle

Si discute giustamente in questi giorni sul se le sanzioni occidentali, e le relative contro-sanzioni russe (sommandosi alle sanzioni e contro-sanzioni con Iran e Cina, esistenti da decenni), abbiano danneggiato maggiormente la Russia o l’Occidente. Io credo l’Europa, e lo spiegherò nel corso di questo post.

Il “circo mediatico” non si sta accorgendo che, con queste sanzioni, l’’”establishment” occidentale sta facendo un gran favore, tanto a Putin, quanto alla Cina, nello stesso modo in cui esso era già stato deliberatamente complice dell’ URSS per  i  35 anni della Guerra Fredda, e continua a procedere con lo stesso cinismo (o incoscienza).  Lo dimostreremo al termine dell’articolo, chiedendoci anche il perché.

L’andamento della spesa militare in Europa e Russia

1.Le nostre classi dirigenti non sono mai state  all’ altezza di occuparsi di strategie

Per ora, incominciamo a notare solo che tutti “pontificano” sull’URSS, la Perestrojka, l’Europa Centrale e Orientale, ma  con un grado di competenza assolutamente insufficiente. Sfido per esempio la maggior parte dei commentatori politici a citare i nomi delle capitali dei Paesi dell’Europa Orientale, o i rispettivi presidenti e primi ministri.

L’ignoranza, da parte dell’”establishment”, delle realtà basilari della storia, della politica, della cultura e dell’economia, cancellate, nelle loro menti, dall’opportunismo e dal fanatismo ideologico, si rivela ogni giorno di più di fronte a realtà drammatiche come la pandemia e la crisi ucraina, che mettono a nudo la natura complessa e tragica della realtà, che non si lascia certo spiegare con gli slogan rassicuranti della Modernità.

Esempio tipico: Putin “sarebbe rimasto fermo al XIX secolo”. Anche i suoi detrattori usano, per altro, terminologie da 18° secolo.  Che il XX secolo sia stato migliore del XIX, e che il XXI sarà per forza migliore del XX, è ancora tutto da dimostrare.

Al di là di facili polemiche terminologiche, credo comunque di poter parlare, di mercato energetico e di oligarchi, con un po’ più di conoscenza di causa di altri, essendomi occupato, dal 1989 al 1993, cioè durante il periodo della Perestrojka, delle problematiche giuridiche degli investimenti FIAT in Russia, e, poi, fino al 2005, delle centrali a gas, delle reti elettriche, dei gasdotti e del loro finanziamento.

Soprattutto  mi ha stupito l’ignoranza del nostro Primo Ministro, esaltato da tutti per le sue pretese competenze di politica economica europea (è stato Governatore della Banca d Italia e Presidente della BCE) su un argomento che dovrebbe essere invece alla base delle sue riflessioni politiche ed economiche: l’aspetto economico delle politiche della difesa dei grandi Stati del mondo, e, in particolare, del’ Europa.

Non è, a mio avviso, ammissibile che un siffatto personaggio affermi, come ha fatto durante la conferenza – stampa dell’altro ieri, di non essersi accorto, fino a pochi giorni fa, quando glielo hanno fatto notare i suoi colleghi degli altri Stati membri, che, attualmente, l’Europa spende, per la propria difesa, quasi tre volte della Russia, ma con risultati neppure lontanamente comparabili.

Fatto che costituisce la realtà fondamentale dell’Europa, e ci fa capire le ragioni d’ essere della sua struttura e i suoi rapporti con il resto del mondo. Ci fa capire  che le attuali organizzazioni internazionali sono state costruite più per paralizzare l’ Europa che per favorirla e potenziarla (Ikenberry), e che tutta la nostra economia si regge sul boicottaggio istituzionale delle nostre imprese e istituzioni, la cui forza viene dispersa con politiche dissennate per favorire l’ America.

Ma proprio per questo è gravissimo che non sappia queste chi ha avuto, e ancora ha, le massime responsabilità nel governo dell’ Europa. Se queste cose non le sa Draghi, figuriamoci gli altri! Evidentemente, sono stati anch’essi avviluppati per decenni in una “bolla” costruita da consulenti internazionali, “gatekeepers”, accademici e militari deviati, che hanno creato un mondo fittizio di “magnifiche sorti e progressive”,di “liberi mercati” e di”conquiste sociali” che non esistono…..

Com’ è possibile, comunque, che permettiamo che ci governino persone che non conoscono quelle elementari verità, che sono accessibili a tutti anche solo tramite Internet, e sono state da noi ripetute almeno 100 volte in questo blog?

Tutti si chiedono perché da ben 70 anni non si faccia una politica estera e di difesa comune. Chi la potrebbe fare, se i governanti denotano una così grave e colpevole ignoranza? Certo, bellamente alimentata dai nostri generali “bibéronnés dans les campus américains”(Cfr. Le Monde Diplomatique).

Giustamente, Draghi ha dichiarato di essersi reso conto che occorre “un migliore coordinamento”. Era ora! Da modesto sottotenente di complemento di Amministrazione Militare ed ex Ufficiale Pagatore, mi permetto di ribadire quanto già scritto in un precedente post. Per una buona “spending review”,  bisognerebbe incominciare licenziando tutti i generali!

E, invece, che cosa sta facendo il Governo Tedesco? Sta aumentando la propria spesa militare come richiesto dagli USA: compra degli F-35, così sabotando la costruzione dei caccia europei. La spiegazione? Gli F35 sono gli unici idonei a trasportare le bombe atomiche americane “a doppia chiave” (vale a dire che possono essere usati solo con il consenso tedesco e americano). Ma queste bombe sono una follia! Senza essere di alcuna utilità in un mondo dominato dai missili balistici, espongono gli Europei (che non possono usarle autonomamente) alle rappresaglie russe. Soprattutto ora che sono ormai in uso (almeno da parte della Russia) i missili ipersonici da 12.500 Km/ora (e quindi inintercettabili), il primo dei quali è stato lanciato ieri dai Russi con successo per distruggere un bunker sotterraneo vicino alla Polonia con  missili forniti all’ Ucraina dalla NATO. Questi missili potrebbero benissimo essere utilizzati in pochi secondi per distruggere le bombe atomiche immagazzinate in Italia e Germania.

Le bombe “a doppia chiave” ci erano state imposte negli anni 60, quando (ma nessuno lo sa); Italia, Francia e Inghilterra stavano preparando la bomba atomica europea. Noi avevamo già prodotto e testato il nostro missile, lo “Alfa”. Il fallimento dell’ atomica europea e l’imposizione delle grottesche “bombe a doppia chiave” avevano prodotto la rivolta Di De Gaulle e la Force de Frappe. Così, gl’inglesi si sono fatti la loro bomba atomica, i francesi la loro, e noi siamo rimasti con le bombe “a doppia chiave”.

E’ ovvio che gli europeisti, e prima di tutto il Movimento Europeo, dovrebbero porre immediatamente all’ ordine del giorno della Conferenza sul Futuro dell’ Europa questa apparentemente innocente questione delMigliore coordinamento” delle politiche di difesa dell’ Europa, aprendo però un dibattito a tutto tondo sull’ argomento  (a cominciare da questi dei costi, della bomba atomica europea e dell’ utilità o meno delle sanzioni).

Infatti, se, come tutti ritengono oramai possibile, ci fosse per ipotesi un allargamento, sotto qualunque forma, della guerra al nostro territorio, mi risulta che avremmo un “nuovo 8 settembre”. Se guardiamo, infatti, all’esempio ucraino, è chiaro che le prime due cose da fare sarebbe individuare (se ne esistono), dei rifugi sotterranei, e, poi, predisporre le modalità per la mobilitazione, e/o evacuazione, della popolazione civile

Premesso che cinquant’anni fa, durante il servizio militare, ero preposto proprio a queste incombenze, devo ricordare che anche allora c’era una grande confusione (soprattutto per il timore che si scambiassero le esercitazioni  per la realtà). Ora, con l’abolizione del servizio di leva e con la corrispondente scomparsa della mobilitazione generale, credo che non si saprebbe proprio da dove cominciare. Non parliamo poi dei corridoi umanitari (uno dei compiti oggi più essenziali, ma a cui mi pare non si stia proprio pensando).

Le basi degli aerei italiani con a bordo le bombe atomiche americane

2.Gli effetti delle sanzioni

Le sanzioni hanno senso ed efficacia se imposte da uno Stato più forte a uno stato più debole. Se la situazione è opposta, non hanno senso. Infatti, il commercio internazionale è per natura reciproco. Se vendo qualcosa, devo pure acquistare qualcosa in cambio, e vice-versa. Se non vendo, non acquisto, e questo impoverisce anche chi impone le sanzioni.

Importazioni di gas in Italia

a)Dopo le sanzioni, la spesa energetica europea con la Russia è esplosa

L’Europa importa dalla Russia gas, petrolio e grano, ed esporta  macchinari, prodotti di lusso, agro-alimentari e servizi turistici. Se vieto le importazioni di gas, o la mia economia si blocca, o le merci importate divengono più care, e comunque i miei cittadini s’impoveriscono. E’ quanto sta accadendo in Europa, senza ancora che l’importazione dei beni essenziali sia vietata, ma già solo per effetto delle aspettative in tal senso degli operatori, e l’incremento del prezzo del gas, che favorisce solo i Russi. Ma c’è di più. Giacché gran parte del fabbisogno energetico europeo è coperto dal gas russo, nonostante le sanzioni, non abbiamo diminuito, bensì aumentato, le importazioni, mentre il prezzo è triplicato. Paghiamo ogni giorno alla Russia miliardi più che in passato e il gas importato, e così finanziamo la guerra. Altro che default della Russia!

Infine, quand’anche noi, o la Russia, volessimo interrompere completamente le importazioni, l’intera vita in Europa (che si basa sempre sull’ energia), cesserebbe in pochi minuti, con l’interruzione delle comunicazioni, dei servizi di sicurezza, dei trasporti, della refrigerazione, del riscaldamento, della produzione industriale, delle prestazioni sanitarie…Per distruggere l’Europa, non c’è bisogno neppure delle bombe atomiche.

L’economista Robin Brooks ha studiato come si siano evoluti, durante la crisi, i flussi di cassa verso la Russia, giungendo alla paradossale conclusione che, nonostante il blocco delle riserve finanziarie all’ estero, la Russia ne stia generando di nuove grazie all’ aumento del prezzo del gas, al ritmo di 1 miliardo di dollari al giorno.

Esposizione verso la Russia
delle banche italiane ed europee

b)Il cosiddetto “Default della Russia” consisterebbe nel fatto che fra  sono venuti a scadenza moltissimi titoli di debito russi. A parte il fatto che c’è già stato un periodo di grazia,  è intenzione della Russia  pagarli in rubli svalutati, così scaricando la svalutazione sui creditori esteri.

Tuttavia, le sanzioni modificano comunque i flussi di merci, e, in tal modo, le situazioni economiche e sociali dei Paesi coinvolti.Vediamo come.

c)Industria

Gli enormi effetti si erano già visti anche prima, a causa dei problemi nella fornitura di materiali, il gruppo BMW ha fermato o sta fermando:

  • gli stabilimenti BMW di Monaco e Dingolfing, entrambi in Germania;
  • lo stabilimento MINI di Oxford, in Inghilterra;
  • la fabbrica di motori BMW di Steyr, in Austria.

Mercedes-Benz riduce i turni di lavoro a causa della carenza di pezzi.

Porsche addirittura sospende completamente la produzione di Macan e Panamera a causa della mancanza dei componenti.

Toyota ha bloccato la produzione a San Pietroburgo delle RAV4 e Camry, destinate al mercato europeo, dove produceva 100.000 auto l’anno.

Renault affronta una vera crisi in quanto la Russia è il suo secondo maggior mercato (che gli vale 5 miliardi di euro l’anno) e ha dovuto interrompere la produzione a Togliattigrad, ma continua per ora a pagare gli stipendi in valuta locale.

Cominciano a scarseggiare gli pnenumatici (con tensioni sui prezzi) a causa della chiusura degli stabilimenti Continental di Kaluga e Bridgestone di Ulyanovsk.

La carenza di materie prime potrebbe portare ad un aumento dei prezzi al consumatore (e la crisi dei chip lo ha dimostrato già molto bene). La Russia, lo ricordiamo, è un importante fornitore di nichel, materiale essenziale, ad esempio, per la produzione di batterie per le auto elettriche.

Andamento dell’interscambio Russia-Cina

c)Incremento dei rapporti commerciali Cina-Russia

L’aspettativa di una riduzione (o non incremento) delle esportazioni russe di gas verso l’Europa (anche a causa del blocco ormai biennale di “North Stream 2)”  ha prodotto l’aumento del prezzo del petrolio esportato e del ricavato di Gazprom,  un aumento delle esportazioni verso la Cina e la diminuzione del prezzo degl’idrocarburi verso i cittadini russi. Tutti effetti  vantaggiosi per il Governo russo. Perfino la svalutazione del rublo mette a posto il bilancio dello Stato, visto che il petrolio si paga in dollari.

Intanto, si sta costruendo a ritmo serrato un nuovo gasdotto, che porterà il gas della Penisola di Yamal, non più in Europa, ma in Cina. Ancora non si è saputo dire come si riuscirà comunque ad evitare di comprare il gas russo prima di tre annoi da ora.

Parmigiano russo

d)Agroalimentare

Il divieto di importazione dell’agroalimentare ha costretto fin dal 2014 le industrie nazionali a produrre gli stessi prodotti nel Paese, con effetti positivi sull’ autonomia alimentare, sulla bilancia dei pagamenti, sull’ occupazione e sulle competenze delle imprese russe.

Abbiamo così i magazzini pieni di Parmesan e Shampanskoje russi, o della Crimea.

Ma perfino gli allevamenti di bestiame europei lamentano già ora lo scarseggiare dei mangimi in provenienza da Russa e Ucraina, con necessità di abbattere gli animali.

Gl’industriali italiani in teleconference con Putin

e)Investimenti stranieri

Il boicottaggio reciproco degl’investimenti stranieri in Russia ha reso più autonomo il Paese e rinsaldato i legami con la Cina e con altri alleati come Serbia, Siria e Paesi africani. Le imprese russe controllate da stranieri, e abbandonate alla loro sorte per via delle sanzioni, vengono ora gestite da una fiduciaria di Stato, e, in caso di fallimento, verranno vendute  al miglior offerente.

Il prezioso piumino italiano di Putin

e)Prodotti di lusso

Infine, la scomparsa in Russia dei prodotti stranieri di lusso ha rallentato l’occidentalizzazione della società russa. Per esempio, lo stesso piumino Loro Piana  indossato da Putin per l’anniversario della riunificazione con l’Ucraina non è più in vendita in Russia da molti anni.

Le ville italiane degli oligarchi

f)Sequestro dei beni degli oligarchi

Veniamo infine a una misura tanto conclamata: il sequestro dei beni degli Oligarchi.

Ricordiamo che gli Oligarchi sono una classe sociale emersa con la Perestrojka, grazie a cui i vertici della nomenklatura crearono piccole società finanziarie all’ estero, intestate a se stessi, su cui dirottarono un certo numero di fondi neri, per sostenersi in caso di caduta del sistema. Il fallimento dello stato sovietico rese poi controversa la proprietà di vari beni statali, il che consentì accordi informali con ex funzionari dell’URSS (principalmente in Russia e Ucraina) come un mezzo per acquisire proprietà statali.

Gli oligarchi si appropriavano dei nuovi strumenti di business creati dalla Perestrojka, come licenze di importazione e posti direttivi nelle joint-ventures con gli stranieri, grazie a cui alimentarono ancora le proprie società finanziarie. Al tempo delle liberalizzazioni, si ponevano in qualità di intermediari con i partner esteri che investivano nelle imprese di Stato, divenendone dirigenti. Al tempo delle prime privatizzazioni “improprie”, si riservarono parte del capitale sociale delle grandi imprese, favorivano i partner esteri e ingrossavano i loro conti all’ estero. Tutto ciò veniva giustificato con il fatto che occorreva creare dal nulla un nuovo ceto imprenditoriale. Si diede a tutto ciò una facciata di diritto commerciale, e, con il meccanismo delle privatizzazioni di massa, si favorì l’azionariato popolare, che fu presto riscattato dagli oligarchi con la complicità della mafia .Le bande mafiose in combutta con gli oligarchi si combattevano nelle strade per il possesso dei pacchetti azionari. Nel frattempo, tutti evadevano le tasse, lo Stato s’impoveriva e gli oligarchi acquisivano la cittadinanza straniera. A un certo punto, Putin cominciò a mettere sotto controllo le grandi imprese e gli oligarchi, facendo effettuare controlli fiscali a tappeto, finché ebbe la certezza che avrebbe potuto colpirli.

A quel punto, propose ad essi un patto, in base al quale, in futuro, essi avrebbero dovuto sostenere il Governo ed astenersi da azioni contrarie all’ interesse nazionale. Alcuni accettarono, altri rifiutarono, e Khodorkovski si mise addirittura in rotta di collisione con il Presidente, venendo incarcerato, poi graziato. Nel frattempo, le imprese energetiche, sottratte agli oligarchi, venivano nuovamente nazionalizzate.

Quegli oligarchi che non accettarono il patto con Putin pur senza opporsi apertamente, com’è il caso di Abramovich, spostarono il centro dei loro interessi all’ estero, e, in particolare, a Londra. Ora, sono essi ad essere colpiti. Ma questo non è certo contrario agl’interessi della Russia, che, degli oligarchi, avrebbe potuto  volentieri fare a meno! Grazie alle misure contro gli oligarchi e alla fuga delle imprese straniere, il capitalismo di Stato riprende forza, accrescendo ulteriormente la presa dell’Esecutivo per costruire una permanente economia di guerra (cosa che per altro sta facendo Draghi da noi, con la “golden share”, il bando delle imprese di Paesi ostili, i sussidi a tappeto, la richiesta di sempre nuovi fondi dell’ Unione per contrastare pandemia e guerra).

Google ha eseguito la censura
per ordine della Commissione

f)Internet

Putin aveva definito Internet come una  “operazione speciale della CIA”. Proprio così: una “spetsijalmaja operatsija”, come quella svolta ora in Ucraina dall’ Armata Russa. Certo, non vi è chi non veda quante e quali incidenze militari abbia il web, dallo spionaggio, alla diffusione di notizie false e tendenziose, alla censura militare, alla propaganda, all’ organizzazione di operazioni coperte.

Si è visto con Google Analytica, con la legislazione sulle fake news, con il silenziamento di Trump, con la censura su RT e Sputnik, con lo hate speech di Facebook contro la Russia, che queste non sono solo vuote parole, bensì la realtà di tutti i giorni, che condiziona tutte le nostre vite e, in particolare,  lo scontro militare in corso.

Si era anche detto che l’11 marzo, nell’ ambito delle contro-sanzioni, la Russia sarebbe addirittura uscita dal WorldWide Web, attuando un piano che era stato studiato da tempo per il caso di guerra, usando una tecnologia parallela  a quella studiata, per circostanze simili, dall’ India. Invece, in seguito alla decisione unilaterale di Meta di sospendere la propria policy sullo hate speech solo nelle proprie versioni dell’Europa Orientale e per le espressioni di odio indirizzate alla Russia, la Russia stessa ha avviato la procedura per fare definire Facebook e Instagram organizzazioni terroristiche, e nel frattempo ne ha vietato l’uso in Russia.

Abbiamo perciò una separazione molto parziale. Il che dimostra per l’ennesima volta il potere esorbitante dei GAFAM perfino in Russia.

In Russia arrestano
chi critica la guerra:
qui censurano i Russi
tout court

f) Censura militare

Questo è uno dei temi più controversi, perché, in generale, l’Occidente è nato con la presunzione, settaria, di avere sempre ragione, e, pertanto, di avere il dovere, morale e religioso, di convertire il resto del mondo. quanto tutti i Paesi abbiano adottato, nell’ultimo secolo, almeno qualcosa  della cultura occidentale, per l’ America, questo non basta mai. SI ha sempre l’impressione che gli altri siano pazzi, vivano in una bolla, manipolino la realtà.

Che la scoperta dell’America abbia avviato un genocidio; che India e Cina fossero nettamente superiori all’Occidente fino al 1850; che i popoli eurasiatici sostengano i loro governi, sono tutte cose a cui gli Occidentali, e, in particolare, gli Americani, non riescono a credere.

Lo stato di guerra ha portato questa situazione fino al parossismo. Le radiotelevisioni di tutti gli Stati sputano in continuazione servizi sulla guerra, dove ogni dettaglio è, in Russia e in Occidente, specularmente opposto. Se la guerra nasce dalla volontà di potenza immotivata di Putin, per la Russia essa nasce invece da una russofobia ancestrale che ha provocato il continuo tentativo di attaccare la Russia e smembrala; se per gli Occidentali la lentezza  dell’ avanzata dipende dall’ inefficienza dell’ esercito russo, per i Russi essa deriva dalla volontà di non colpire i civili, specialmente trattandosi di un popolo fratello; se, per l’Occidente, le difficoltà dei cittadini di Mariupol derivano dall’assedio da parte dei Russi, per questi ultimi derivano dal fatto che il Battaglione Azov, nato a Mariupol, ha tenuto per settimane in ostaggio i civili come scudi umani; se, per gli Occidentali, una strage si è svolta a Kiev per colpa dei Russi, per questi si tratta di una strage a Doneck, fatta dal Battaglione Azov…

Per migliorare la situazione, la UE ha messo al bando le emittenti e i siti russi, e la Russia ha adottato una severissima legge sulla censura militare, sicché i due mondi sono ermeticamente isolato.

Ma questo permette di realizzare al meglio la “Dottrina Putin”, che mira alla militarizzazione della società per meglio sostenere lo scontro con l’ Occidente.

La prima pagina ingannatrice di Massimo Giannini

3.L’Occidente sta favorendo il progetto di Putin

In effetti, l’enorme polverone sollevato serve a nascondere l’impotenza degli Europei a fare qualcosa per evitare questa guerra fratricida, che, a mio avviso, si sarebbe potuta benissino evitare (come quelle del Nagorno Karabagh, Cecenia, Transnistria, Croazia, Bosnia, Kossovo, Georgia, Donbass), se solo fosse stata perseguita, nel 1989, la proposta di Gorbachev e Mitterrand di una Confederazione Europea (cfr. precedenti post), alla quale ovviamente l’America si era sempre opposta

Ancora oggi, quel progetto sarebbe proponibile. Infatti, l’elemento scatenante della guerra in corso è stato costituito dal pluridecennale rifiuto, da parte dell’Occidente, di creare un sistema condiviso di sicurezza europea, proposto dalla Russia, alla quale la NATO ha risposto con sempre nuovi allargamenti della NATO, indotti da un’ ideologia secolare e conclamata di conquista del mondo (l’”Esportazione della Democrazia”).

Ebbene, la Russia, prima di compiere la propria “operazione speciale” in Ucraina, aveva inviato agli Stati Uniti e alla NATO:

a) due bozze di trattato sulla sicurezza europea, che gli USA avevano rifiutato di discutere;

b)un documento sintetico con l’elenco delle proprie richieste, il cui rifiuto è stato la base dell’ attacco in Ucraina.

Certo, vi è un salto logico fra le ben argomentate e formalizzate richieste agli USA e alla NATO inviate da Lavrov e l’attacco militare all’  Ucraina (che non è neppure membra della NATO,  e che quindi non avrebbe potuto, neppure volendo, dare alla Russia le garanzie ch’essa richiede). L’Ucraina ha quindi certamente ragione a lamentarsi di essere stata brutalmente messa in mezzo in questo modo, ma l’alternativa per la Russia sarebbe stata, come detto dallo stesso Biden, un attacco alla NATO,e, quindi una Terza Guerra Mondiale nucleare. Si noti che vi siamo più vicini che mai, perché i missili ipersonici “Kindzhal”usati dalla Russia per la prima volta nella storia, per non parlare della guerra chimico-batteriologica, sono l’ultimo passo prima della guerra nucleare.

La guerra in Ucraina, con la distruzione di tutti gli armamenti forniti nei decenni dalla NATO e con il salato conto petrolifero, costituiva dunque l’unica arma di pressione sulla NATO e su quei Paesi (come Svezia, Finlandia e Georgia), i quali, pur non facendone parte, si comportano già come se lo fossero.Orbene, fornendo alla Russia l’occasione per fare ciò che avrebbe avuto tutto l’interesse a fare già da tempo, ma che non aveva mai osato fare, l’ America hareso, un favore a se stessa e nel contempo anche all’ Amministrazione Putin, ricostituendo il bipolarismo e assoggettando più che mai gli Europei.

Studenti torinesi bruciano
bandiera NATO

4.Come andrà a finire?

Visto quanto sopra, è ben difficile predire come le cose evolveranno. Certamente, l’Europa esce da questa vicenda più debole che mai, perché, a causa dell’ assenza di una sua qualsivoglia politica estera e di difesa europea (con un Comando Europeo, una Dottrina Militare Europea, un Esercito Europeo, un’Intelligence Europea, una Force de Frappe europea, una cyberguerra europea, un’accademia militare europea, non può evidentemente dire nulla in trattative internazionali, come quelle di questi giorni, che sono basate su equilibri geostrategici, tecnologici, militari e intelligence. Infatti, i molti e pure lodevoli tentativi di Macron, Draghi e Scholz, d’inserirsi nei frenetici pourparlers fra i leaders dei grandi Paesi, sono stati frustrati e caduti nel ridicolo.

Borrell, von der Leyen e Michel non ci hanno neppure provato, pur essendo Russia e Ucraina due grandi Paesi europei di cui essi dovrebbero prendersi cura.D’altronde, di cosa avrebbero potuto parlare, se tutti gli argomenti seri (che sono molti) sono già stato affrontati (senza risolverli), da Russi, Americani, Ucraini, Turchi, Cinesi e Israeliani?

Certo, è’ umiliante essere Europei in queste condizioni. Se la Conferenza sul Futuro dell’ Europa deve avere un senso, esso sarebbe quello di colmare questoi vuoto.

Come procedere?

ALLEGATO

BOZZE DI DOCUMENTI SULLA NUOVA ARCHITETTURA DDI SICUREZZA UROPEA,INVIATE DALLA RUSSIA A AMERICA E NATO

17 December 2021

Agreement on measures to ensure the security of The Russian Federation and member States of the North Atlantic Treaty Organization

Unofficial translation

Draft

The Russian Federation and the member States of the North Atlantic Treaty Organization (NATO), hereinafter referred to as the Parties,

reaffirming their aspiration to improve relations and deepen mutual understanding,

acknowledging that an effective response to contemporary challenges and threats to security in our interdependent world requires joint efforts of all the Parties,

determined to prevent dangerous military activity and therefore reduce the possibility of incidents between their armed forces,

noting that the security interests of each Party require better multilateral cooperation, more political and military stability, predictability, and transparency,

reaffirming their commitment to the purposes and principles of the Charter of the United Nations, the 1975 Helsinki Final Act of the Conference on Security and Co-operation in Europe, the 1997 Founding Act on Mutual Relations, Cooperation and Security between the Russian Federation and the North Atlantic Treaty Organization, the 1994 Code of Conduct on Politico-Military Aspects of Security, the 1999 Charter for European Security, and the Rome Declaration “Russia-NATO Relations: a New Quality” signed by the Heads of State and Government of the Russian Federation and NATO member States in 2002,

have agreed as follows:

Article 1

The Parties shall guide in their relations by the principles of cooperation, equal and indivisible security. They shall not strengthen their security individually, within international organizations, military alliances or coalitions at the expense of the security of other Parties.

The Parties shall settle all international disputes in their mutual relations by peaceful means and refrain from the use or threat of force in any manner inconsistent with the purposes of the United Nations.

The Parties shall not create conditions or situations that pose or could be perceived as a threat to the national security of other Parties.

The Parties shall exercise restraint in military planning and conducting exercises to reduce risks of eventual dangerous situations in accordance with their obligations under international law, including those set out in intergovernmental agreements on the prevention of incidents at sea outside territorial waters and in the airspace above, as well as in intergovernmental agreements on the prevention of dangerous military activities.

Article 2

In order to address issues and settle problems, the Parties shall use the mechanisms of urgent bilateral or multilateral consultations, including the NATO-Russia Council.

The Parties shall regularly and voluntarily exchange assessments of contemporary threats and security challenges, inform each other about military exercises and maneuvers, and main provisions of their military doctrines. All existing mechanisms and tools for confidence-building measures shall be used in order to ensure transparency and predictability of military activities.

Telephone hotlines shall be established to maintain emergency contacts between the Parties.

Article 3

The Parties reaffirm that they do not consider each other as adversaries.

The Parties shall maintain dialogue and interaction on improving mechanisms to prevent incidents on and over the high seas (primarily in the Baltics and the Black Sea region).

Article 4

The Russian Federation and all the Parties that were member States of the North Atlantic Treaty Organization as of 27 May 1997, respectively, shall not deploy military forces and weaponry on the territory of any of the other States in Europe in addition to the forces stationed on that territory as of 27 May 1997. With the consent of all the Parties such deployments can take place in exceptional cases to eliminate a threat to security of one or more Parties.

Article 5

The Parties shall not deploy land-based intermediate- and short-range missiles in areas allowing them to reach the territory of the other Parties.

Article 6

All member States of the North Atlantic Treaty Organization commit themselves to refrain from any further enlargement of NATO, including the accession of Ukraine as well as other States.

Article 7

The Parties that are member States of the North Atlantic Treaty Organization shall not conduct any military activity on the territory of Ukraine as well as other States in the Eastern Europe, in the South Caucasus and in Central Asia.

In order to exclude incidents the Russian Federation and the Parties that are member States of the North Atlantic Treaty Organization shall not conduct military exercises or other military activities above the brigade level in a zone of agreed width and configuration on each side of the border line of the Russian Federation and the states in a military alliance with it, as well as Parties that are member States of the North Atlantic Treaty Organization.

Article 8

This Agreement shall not affect and shall not be interpreted as affecting the primary responsibility of the Security Council of the United Nations for maintaining international peace and security, nor the rights and obligations
of the Parties under the Charter of the United Nations.

Article 9

This Agreement shall enter into force from the date of deposit of the instruments of ratification, expressing consent to be bound by it, with the Depositary by more than a half of the signatory States. With respect to a State that deposited its instrument of ratification at a later date, this Agreement shall enter into force from the date of its deposit.

Each Party to this Agreement may withdraw from it by giving appropriate notice to the Depositary. This Agreement shall terminate for such Party [30] days after receipt of such notice by the Depositary.

This Agreement has been drawn up in Russian, English and French, all texts being equally authentic, and shall be deposited in the archive of the Depositary, which is the Government of …

17 December 2021

Treaty between The United States of America and the Russian Federation on security guarantees

Unofficial translation

Draft

The United States of America and the Russian Federation, hereinafter referred to as the “Parties”,

guided by the principles contained in the Charter of the United Nations, the 1970 Declaration on Principles of International Law concerning Friendly Relations and Cooperation among States in accordance with the Charter of the United Nations, the 1975 Helsinki Final Act of the Conference on Security and Cooperation in Europe, as well as the provisions of the 1982 Manila Declaration on the Peaceful Settlement of Disputes, the 1999 Charter for European Security, and the 1997 Founding Act on Mutual Relations, Cooperation and Security between the North Atlantic Treaty Organization and the Russian Federation,

recalling the inadmissibility of the threat or use of force in any manner inconsistent with the purposes and principles of the Charter of the United Nations both in their mutual and international relations in general,

supporting the role of the United Nations Security Council that has the primary responsibility for maintaining international peace and security,

recognizing the need for united efforts to effectively respond to modern security challenges and threats in a globalized and interdependent world,

considering the need for strict compliance with the principle of non-interference in the internal affairs, including refraining from supporting organizations, groups or individuals calling for an unconstitutional change of power, as well as from undertaking any actions aimed at changing the political or social system of one of the Contracting Parties,

bearing in mind the need to create additional effective and quick-to-launch cooperation mechanisms or improve the existing ones to settle emerging issues and disputes through a constructive dialogue on the basis of mutual respect for and recognition of each other’s security interests and concerns, as well as to elaborate adequate responses to security challenges and threats,

seeking to avoid any military confrontation and armed conflict between the Parties and realizing that direct military clash between them could result in the use of nuclear weapons that would have far-reaching consequences,

reaffirming that a nuclear war cannot be won and must never be fought, and recognizing the need to make every effort to prevent the risk of outbreak of such war among States that possess nuclear weapons,

reaffirming their commitments under the Agreement between the United States of America and the Union of Soviet Socialist Republics on Measures to Reduce the Risk of Outbreak of Nuclear War of 30 September 1971, the Agreement between the Government of the United States of America and the Government of the Union of Soviet Socialist Republics on the Prevention of Incidents On and Over the High Seas of 25 May 1972, the Agreement between the United States of America and the Union of Soviet Socialist Republics on the Establishment of Nuclear Risk Reduction Centers of 15 September 1987, as well as the Agreement between the United States of America and the Union of Soviet Socialist Republics on the Prevention of Dangerous Military Activities of 12 June 1989,

have agreed as follows:

Article 1

The Parties shall cooperate on the basis of principles of indivisible, equal and undiminished security and to these ends:

shall not undertake actions nor participate in or support activities that affect the security of the other Party;

shall not implement security measures adopted by each Party individually or in the framework of an international organization, military alliance or coalition that could undermine core security interests of the other Party.

Article 2

The Parties shall seek to ensure that all international organizations, military alliances and coalitions in which at least one of the Parties is taking part adhere to the principles contained in the Charter of the United Nations.

Article 3

The Parties shall not use the territories of other States with a view to preparing or carrying out an armed attack against the other Party or other actions affecting core security interests of the other Party.

Article 4

The United States of America shall undertake to prevent further eastward expansion of the North Atlantic Treaty Organization and deny accession to the Alliance to the States of the former Union of Soviet Socialist Republics.

The United States of America shall not establish military bases in the territory of the States of the former Union of Soviet Socialist Republics that are not members of the North Atlantic Treaty Organization, use their infrastructure for any military activities or develop bilateral military cooperation with them.

Article 5

The Parties shall refrain from deploying their armed forces and armaments, including in the framework of international organizations, military alliances or coalitions, in the areas where such deployment could be perceived by the other Party as a threat to its national security, with the exception of such deployment within the national territories of the Parties.

The Parties shall refrain from flying heavy bombers equipped for nuclear or non-nuclear armaments or deploying surface warships of any type, including in the framework of international organizations, military alliances or coalitions, in the areas outside national airspace and national territorial waters respectively, from where they can attack targets in the territory of the other Party.

The Parties shall maintain dialogue and cooperate to improve mechanisms to prevent dangerous military activities on and over the high seas, including agreeing on the maximum approach distance between warships and aircraft.

Article 6

The Parties shall undertake not to deploy ground-launched intermediate-range and shorter-range missiles outside their national territories, as well as in the areas of their national territories, from which such weapons can attack targets in the national territory of the other Party.

Article 7

The Parties shall refrain from deploying nuclear weapons outside their national territories and return such weapons already deployed outside their national territories at the time of the entry into force of the Treaty to their national territories. The Parties shall eliminate all existing infrastructure for deployment of nuclear weapons outside their national territories.

The Parties shall not train military and civilian personnel from non-nuclear countries to use nuclear weapons. The Parties shall not conduct exercises or training for general-purpose forces, that include scenarios involving the use of nuclear weapons.

Article 8

The Treaty shall enter into force from the date of receipt of the last written notification on the completion by the Parties of their domestic procedures necessary for its entry into force.

Done in two originals, each in English and Russian languages, both texts being equally authentic.