CHI E’ CONSERVATORE?

Una filosofia conservatrice
per eccellenza:
il Confucianesimo

Secondo Horkheimer e Adorno (“Dialettica dell’Illuminismo”), quest’ultimo aveva tentato di sfuggire al “mito”, ma  questo era riemerso, alla fine, più imperioso che mai. Per il principio dell’“eterogenesi dei fini”, la pretesa di costruire un mondo nuovo e perfetto fondato su “idee chiare e distinte” era sfociata nelle grandi catastrofi della “Shoah” e della bomba atomica.

Oggi, oltre ai rischi dello sterminio (accresciuti dalla cyberguerra), incombono anche la crisi ecologica e il dominio delle macchine intelligenti. Inoltre, la razionalità occidentale è posta in discussione dal terzomondismo, dal movimento Woke, dal Black Suprematism e  dalla Cancel Culture.

Già solo per questo si diffonde e giganteggia la nostalgia di tempi in cui la Ragione non era una divinità così esclusiva e cogente da essere insostenibile. Il tema della “nostalgia” per un passato mitizzato  è risalente nel tempo: da quando Confucio aveva descritto l’utopia del futuro (“Datong”) secondo le caratteristiche della passata dinastia Zhou, e gl’Illuministi avevano elaborato il mito del Buon Selvaggio, fino alla riproposizione – in Burke, De Maistre e Chateubriand– degl’ideali dell’ Ancien Régime, alla mitizzazione, in Guénon, del mondo vedico, e, in Saint-Exupéry e in Simone Weil, di quello islamico tradizionale …

Oggi, aleggia in tutti i campi il paradigma romantico della “Sehnsucht”: ch’è nostalgia, al contempo, del passato e dell’ avvenire. Confucio era nostalgico del Duca di Zhou; i Greci e i Romani dell’ Età dell’Oro; le religioni abramitiche, dell’ Eden; gli islamici, dei “Califfi Ben Guidati”; gli Umanisti, dei Greci e dei Romani; i Protestanti, dei Primi Cristiani; gl’Illuministi, del Buon Selvaggio; Napoleone, dell’ Impero Romano; i Romantici, dei cavalieri erranti; Wagner, degli Dei del Walhalla; Marx, del comunismo primitivo. In base a questa nostalgie, tutti progettavano i propri programmi, con corrispondenti miti per il futuro (l’Imperatore Saggio, la Politeia, i Cristiani e gl’Islamici, la Parusìa; gli Umanisti, l’Utopia; Rousseau, del Contratto Sociale; Nietzsche, del Superuomo; Moeller van den Broek, la Rivoluzione Conservatrice; Saint-Simon, la Nuova Società Organica; il Movimento Comunista, la Rivoluzione;).

Finita l’egemonia culturale progressista, ci si accorge  dunque che tutti possono definirsi in un certo senso “conservatori” di qualcosa. Abbiamo i nostalgici di Mussolini, di Stalin,  di Tito, ma anche della Resistenza, del Maccartismo, del Miracolo Economico, di Mao, del ’68,   della “Milano da Bere “…Abbiamo i conservatori cinesi, che vogliono il ritorno al confucianesimo; i conservatori religiosi, che invocano il ritorno alla purezza delle origini della Chiesa; i conservatori culturali, che si battono per la salvaguardia delle culture  classiche; i conservatori islamici, che difendono la Shari’a; i conservatori americani, che pretendono di fare salvo “lo spirito dei Padri Fondatori”; quelli russi, nostalgici dello zar; quelli ebrei, che vogliono mantenere pura la legge mosaica; conservatori marxisti, nostalgici del socialismo reale; conservatori liberisti, che rimpiangono il preteso laissez-faire delle monarchie prefasciste o dei primi governi del Dopoguerra…

Ma di che cosa essere nostalgici; come appropriarsi delle virtù del passato; cosa accettare e che cosa respingere della Modernità?

I “Conservatori e Riformisti”: un ossimoro?

1.Le ragioni dei Conservatori

Nonostante che tutte queste nostalgie appaiano disparate e contraddittorie, esse s’inseriscono in un unico movimento di pensiero, quasi universale. Infatti, per costruire il futuro, occorre comunque riappropriarsi del passato. Il futuro è, infatti, pura apertura, ma manca di contenuti. Il contenuto dei sogni è una rielaborazione del passato. I miti sono il prodotto più sintetico e rappresentativo del passato, e, come tali, innervano tutti i generi di tradizione.

Questo recupero dei miti soddisfa un bisogno generale, ma può avvenire in gradi diversi. La caratteristica specifica dei conservatori è di provare, sì, nostalgia, ma di non essere pronti a qualunque cosa pur di soddisfarla. Ciò li distingue dai “reazionari”. Si può essere nostalgici del buon selvaggio, senza approvare, come De las Casas, i sacrifici umani, o, come Montaigne, il cannibalismo. Si può essere nostalgici della classicità senza voler schiavizzare donne e bambini e passare a fil di spada i guerrieri nemici; nostalgici del Medioevo senza volere l’Inquisizione; nostalgici dei totalitarismi senza preparare genocidi, ecc…

Appunto questa è la differenza fra “conservatori” e “reazionari”. Chi fondò magistralmente questa distinzione fu Joseph De Maistre, che sostenne che la controrivoluzione “non è una rivoluzione al contrario, ma il contrario di una rivoluzione”( “Fasuma cuma ‘n Sëttantött”, cioè, torniamo all’ Ancien Régime senza sanguinose vendette contro i collaboratori dei Francesi).

A ben vedere, tutti sono un po’ conservatori, perché, per via dell’ Eterogenesi dei Fini, tanto la Rivoluzione pura, quanto la Restaurazione pura, sono impossibili (e perfino indicibili). Come noto, “la Rivoluzione divora i suoi figli”, perché, postulando che sia possibile la perfezione in terra, richiede la distruzione di ogni forma politica consolidata preesistente. Ai “Cahiers de Doléance” segue naturalmente la Pallacorda, a questa il processo al Re e la sua condanna, a questa il Terrore, ad esso il Termidoro, poi il Consolato e l’Impero. Così, alla Rivoluzione russa del 1905 segue quella del 17, poi la presa del Palazzo d’Inverno, lo sterminio della famiglia imperiale, la Guerra Civile, lo Stalinismo, i Gulag…

Nello stesso modo, se si incomincia ad apprezzare il passato come nel caso delle prime rivoluzioni islamiche, quelle libica e iraniana, è facile sconfinare in movimenti più oltranzisti, come i Fratelli Mussulmani e i Talibani, che, a loro volta, vengono scalzati, lasciando il campo libero ad al-Qaida e l’ISIS, che pretendono di restaurare il Califfato, se non addirittura l’originaria ghazwa delle tribù del deserto (ibn Haldun).

Per via degli eccessi di rivoluzionari e reazionari, i conservatori possono dunque incontrare un ampio favore popolare. Il loro rischio è quello di essere troppo poco persuasivi. Il loro buon senso è fin troppo evidente e banale, e viene percepito come un ipocrita tentativo di “sopire, troncare, troncare, sopire”, come voleva Don Ferrante, senza saper incarnare il sacro fuoco dell’impegno civile. Di converso, l’inconscio dell’uomo moderno, per reazione alla pretesa totalitaria delle idee “chiare e distinte” è naturalmente estremista. Il carattere “critico” delle culture della Modernità genera infatti una continua incertezza e frustrazione, sviluppando in ciascuno un desiderio di senso e di pienezza (una “Nuova Società Organica”, come scriveva Saint-Simon). Quindi, ai conservatori si accoppiano sempre i reazionari, e viceversa, come ai progressisti i rivoluzionari.

Ogni momento storico ha i suoi nostalgici

2.Il conservatorismo nella storia

Storicamente, molti movimenti si sono definiti conservatori:

-il partito degli aristocratici inglesi, ostile ai Whigs ( o liberali);

-i romantici della Restaurazione, come Chateaubriand;

-i sostenitori aristocratici della Prussia (Stahl), i quali difendevano la costituzione cetuale del Regno contro il suffragio universale del II Reich, ma aspiravano ad applicare anche all’ interno della Prussia il principio federale;

-i riformatori moderati dell’ Impero Zarista (Stolypin e Witte: Russkij Konzervatism);

-parte del pensiero critico italiano dei primo del Novecento (quella che Esposito ha chiamato “the Italian Theory”): Mosca, Pareto, Rensi, Burzio…

-parte del pensiero anticonformista weimariano (Moeller van den Broek, Juenger, Mohler): i “Conservatori Rivoluzionari);

-una parte degli ecologisti (i “conservatori verdi”):Améry, Jonas, Grey;

-il Partito dei Conservatori e Riformisti Europei (Kaczynski, Meloni);

-Russia Unita (al meeting del Club Valdai, Putin si è dichiarato sostenitore di un “conservatorismo moderato”).

L’Italia non ha avuto, tradizionalmente, un partito “conservatore”, perché tutti i suoi partiti hanno avuto un’origine nel Risorgimento, periodo “rivoluzionario” (Partito d’ Azione, Liberali, Socialisti, Democrazia Cristiana Comunisti, Fascisti).

Il “Miracolo Economico”: un mito nostalgico

4.La ripubblicazione della “Teoria della Classe Politica”di Mosca

In Italia, il dibattito si è acceso intorno alla scelta di Giorgia Meloni di definirsi “conservatrice” coerentemente con l’alleanza di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo con il partito polacco “Diritto e Libertà”. In concomitanza con questo dibattito si stanno sviluppando le rievocazioni di Gaetano Mosca, in un autorevole esponente della “Italian Theory”, considerato altresì uno dei più grandi “conservatori” italiani. Particolarmente importante il suo contributo alla teoria della “circolazione delle élites”, ripresa da poi da Weber, Michels, Pareto, Gobetti e Gramsci, secondo cui la tradizionale rigida tripartizione aristotelica fra “monarchia”, “aristocrazia” e “democrazia” sarebbe contraddetta e travolta dalla realtà di un sistema ch’è sempre oligarchico, a dispetto delle specifiche  “formule politiche” adottate per giustificarlo.

Orbene, se un sistema gerarchico non è necessariamente conservatore, nella presente fase di deliberata disintegrazione dei sistemi sociali al fine di arrivare ad una post-umanità simbiontica con le macchine, il reclamare l’esigenza di sistemi gerarchici basati sull’eccellenza è genericamente considerato “conservatore”, perchè rivendica concetti oggi sotto accusa, come l’epistocrazia, la meritocrazia, il senso del dovere, trasversali alle diverse ideologie, scuole e credi.

In particolare, la teoria delle élite postula che anche la post-modernità abbia bisogno di una nuova élite, idea che fu sviluppata soprattutto da Gramsci, e poi applicata da tutti i partiti politici di massa.

A mio avviso, questa esigenza trova una base giustificativa non solo nella considerazione realistica dei difetti della natura umana,  ma anche in  esigenze universali del funzionamento della società, dove il numero di comunicazioni possibili non essendo infinito, è generalizzata un’ organizzazione di carattere piramidale, attorno a cui si modellano le competenze sociali. Basti pensare che qualunque esercito (o qualunque impresa) presuppone un’unità di comando.

Fintantoché il governo non sarà delegato totalmente alle macchine intelligenti (che stanno sviluppando in se stesse un’adeguata organizzazione gerarchica), quest’esigenza di unitarietà di concezione umana non potrà essere soppressa. Ciò vale anche, e soprattutto, in un’era tecnologica come la nostra, dominata da grandi Stati-Civiltà caratterizzati da una crescente centralizzazione. Anzi, nella nostra era, l’esigenza di organizzazioni politiche  gerarchiche ed efficienti è indispensabile per fronteggiare alla pari colossi monolitici e gerarchici come i GAFAM, che pretendono di sovrapporsi agli Stati, come sta facendo Alfabet con il Parlamento americano.

Ed è questa la ragione effettiva della cosiddetta “espansione delle autocrazie”, che altro non è se non la traduzione in termini politici dell’esigenza tecnica della centralizzazione (scambi internazionali, equilibrio del terrore, lotta al terrorismo,  WorldWide Web, alleanze internazionali, legislazione d’urgenza, lotta ideologica), rafforzata da quella di contenere il potere dei colossi del web (vedi per esempio il cosiddetto “crackdown” sui BAATX cinesi, che altro non è che l’applicazione rigorosa agli stessi dei principi europei in materia digitale).

Anche per questo, la teoria conservatrice della Classe Politica, basata sull’ osservazione realistica della realtà, favorendo la costruzione di “élites”, diventa cruciale anche per costruire una base tecnologica nazionale ed europea, sulla falsariga di ciò che stanno facendo USA e Cina, che applicano in modo sempre più stringente, allo sviluppo economico, modelli decisionali ed organizzativi e legislativi d’ impronta militare (Keynesismo militare).

Le “scuole di politica” :scuola di mistica fascista

5.Il conservatorismo in Europa

Mentre l’essenza dell’identità europea è intrinsecamente conservatrice, in quanto gli Europei hanno attribuito, da sempre, la massima importanza alla conservazione delle memorie e delle dottrine antiche (Omero e la Bibbia, Troia e Micene, l’Acropoli e il Palatino, la Biblioteca di Alessandria e gli Scriptoria, Granada e  Aquisgrana, Dante e Praga, Shakespeare e San Pietroburgo, Pompei e Stonehenge…), invece, la politica di oggi, d’ispirazione americana, è particolarmente disattenta alla tutela delle tradizioni, etniche e culturali, religiose e sociali, paesaggistiche e politiche, come dimostra a titolo esemplificativo la Casa dell’ Europa a Bruxelles, dove la storia del nostro Continente parte appena dalla Rivoluzione Francese…. Si sono dimenticati così , tra l’altro, Ippocrate e Leonida, Dante e Podiebrad, Sully e Saint-Pierre…

Si potrebbe dire che ciò che distingue (e non potrebbe non distinguere) l’ Europa dall’ America è che l’America comincia da uno stadio molto recente della storia europea, ch’essa tende ad assolutizzare, svalutando la storia europea antica e medievale, ridotta a fenomeno “museale” buono per Disneyland.

Sotto questo punto di vista, una qualche forma di “conservatorismo”  s’impone in tutta Europa, nello stesso modo in cui la Russia e la Serbia hanno ricostruito le grandi cattedrali distrutte dal comunismo, la Cina ha rilanciato il progetto di ricerca sulle dinastie Xia, Shang e Zhou, e l’ India il suo progetto “Peoples of India”.

S’impongono paralleli grandi progetti archeologici sulla “Old Europe”, sulle civiltà greco-romane, sulla cristianizzazione dell’Europa, sulle lingue e le tradizioni dei popoli europei, sulle correnti culturali minoritarie e svantaggiate.

Anche il conservatorismo, non diversamente da altre correnti politiche del passato, è a questo scopo certamente insufficiente, sia perché manca di visione sul futuro, sia perché non è specificatamente europeo (esistono un conservatorismo americano, islamico, giapponese, cinese). In particolare, il conservatorismo politico europeo, oltre ad essere stato sempre in una posizione concettualmente subordinata rispetto al progressismo (la dialettica hegeliana), è profondamente diviso secondo frontiere etno-culturali (UE, Russia, Europa Centro-Orientale, Euro-Islam).

Per questo, neanche il conservatorismo in Europa non riesce ad avere (come del resto gli altri movimenti politici tradizionali) , né una linea politica univoca, né un ruolo politico centrale.

Scuole di politica: l’Istituto
di Studi Comunisti

6.Federalismo europeo e “Russkij Konzervatizm”

Il  federalismo ha avuto sempre profondi legami con il conservatorismo, se si pensa ch’esso deriva dalla tradizione dell’ aristocrazia, ch’esso fu esaltato da Montesquieu e Tocqueville e perseguitato dalla Rivoluzione, e fu rilanciato da conservatori come  Coudenhove Kalergi, Schuman, Churchill, De Gasperi e Adenauer.

Sotto un certo punto di vista, il federalismo europeo è forse la sola forma di conservazione capace di futuro: ridando senso e entusiasmo alle nostre radici; rafforzando i legami con le altre civiltà conservatrici dell’ Epoca Assiale (sinica, indica, medio-orientale); dando voce a tutte le componenti dell’ Europa (Medio-Orientali, Pre-Indo-Europee, Kurganiche, Mediterranee, Nordiche, Bizantine, Slave, Uralo-Altaiche, Moderne e Post-Moderne), esso fornisce agli Europei argomenti per combattere la tirannide delle Macchine Intelligenti.

In questo senso, esso è storicamente superiore alle altre forme di conservatorismo, e, in particolare, al nazionalismo, ch’ era stato considerato superato, prima che da Spinelli, dallo stesso Mussolini, che pensava piuttosto (come Lenin), all’ attualità dell’ imperialismo.

In concreto, il nazionalismo rinasce, in Europa, dopo la IIa Guerra Mondiale,  sotto l’ala degl’internazionalismi liberale e socialista, che gli fornivano implicitamente un ruolo, purché circoscritto e subordinato, proprio per non lasciare spazio a un Europeismo integrale, oramai possibile dopo lo screditamento della Kleinstaaterei). Pensiamo al ruolo ancillare del nazionalismo italiano nei confronti della NATO, come pure a quelli secondari dei nazionalcomunismi polacco, tedesco orientale, jugoslavo, rumeno e albanese all’ interno del blocco socialista.

Con la caduta del Muro di Berlino, Gorbaciov, Papa Wojtyla e Putin sembrarono per un momento accennare ad una forma di patriottismo europeo (la “Casa Comune Europea”), che però ebbe vita effimera, con la caduta di Gorbaciov, con il rifiuto delle Istituzioni di parlare con Elcin e con l’assalto all’Ossezia e all’ Abhazia sostenuto da alcuni  Paesi europei.  

Il  patriottismo europeo ha dunque qualcosa in comune con il conservatorismo dell’ Europa Orientale, il cui massimo esponente è oggi Putin? Ricordiamoci che la Russia aveva a richiesto due volte l’adesione alla Nato (con Khruscev e Putin), ma gli Stati Uniti si erano sempre opposti. Di fronte all’ obiettiva constatazione che il tentativo americano di destabilizzare l’Europa Orientale ha portato all’ allineamento assoluto della Russia con la Cina, alcuni, come, in Europa, Ursula von der Leyen, e, in America, Kissinger, sembrerebbero pentiti delle politiche di questi ultimi decenni, e sembrerebbero accennare al desiderio di avere migliori rapporti con la Russia. Questo potrà avvenire, purtroppo, solo in seguito a un accordo diretto fra Putin e Biden.

Dal punto di vista culturale, l’Unione Europea, dopo avere soffocato il tentativo gorbacioviano di rifondare l’identità europea, e l’offerta di Putin di lavorare sulla scia di Adenauer per una Russia europea secondo le regole comunitarie, non può certo tornare a ripetere che è la Russia a dover cambiare. Ma che partnership si ha in mente? Non ci si dovrebbe incontrare “a mezza strada”? Oppure, si vogliono solo trovare pretesti per ricreare la Cortina di Ferro? Non è un caso che i muri oggi li costruiscano non la Russia, ma Lituania, Polonia, Ungheria, Serbia, Grecia…

Quella “mezza strada” potrebbe essere trovata proprio sul terreno della conservazione. Conservazione dell’umano contro il macchinico; del multiculturalismo contro l’occidentalismo dogmatico; delle tradizioni culturali comuni (dai Popoli dei Kurgan, di Roma, del Cristianesimo,della cultura classica e romantica..), nello spirito degli “Sciti” di Blok.

Si noti che Putin e Russia Unita sono il politico e il movimento relativamente più filoeuropei di tutta la storia russa e dei 102 partiti oggi presenti negli organi elettivi in Russia. Dopo Putin, avremo probabilmente un militare o un comunista.

Tra parentesi, molti aspetti  del federalismo si trovano già anche nella storia russa, per esempio nellle Istruzioni di Caterina per la Commissione Legislativa, nelle costituzioni del Granducato di Finlandia e del Regno di Polonia, nella Costituzione staliniana e in quella dell’ attuale Federazione Russa, che in ogni caso è ancor oggi lo Stato più multinazionale e multiculturale d’ Europa (con grandi Repubbliche autonome allofone come Tatarstan, Bashkortostan, Mordostan, Ciuvascia, Daghestan, Altai, Tuva, Buriatia..).

Purtroppo, per decidere su aspetti così importati, tutti attendono l’esito delle telefonate tra Biden e Putin, dalle quali gli Europei sono radicalmente esclusi.

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