ANCORA SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Intervento dei Governi sul progetto approvato dal Parlamento

Facendo seguito al precedente articolo sull’ Intelligenza Artificiale, ci sentiamo in dovere di dare qualche informazione anche sui più recenti, sconcertanti, sviluppi dell’interminabile iter legislativo dell’”AI Act”, alla cui approvazione i Governi italiano, francese e tedesco, si sono improvvisamente opposti, con la motivazione che una regolamentazione troppo severa danneggerebbe l’industria europea. Nel frattempo, la Cina ha approvato la sua legislazione sull’Intelligenza Artificiale Generativa, togliendo all’ Unione il tanto vantato primato, mentre gli Usa stanno abbandonando la loro originaria inerzia, e tentando di darsi una legislazione.

1.Timeline degl’interventi

Prima di esprimere i nostri dubbi circa il comportamento dei Governi, facciamo innanzitutto e soprattutto notare la strana coincidenza temporale fra:

-Giugno: Presentazione al Parlamento Usa del SAFE Innovation Act, che il proponente senatore Schumer avrebbe voluto divenisse il modello a livello mondiale;

-15 Agosto: Regolamento cinese sull’AI generativa, che “annacqua” il relativo progetto di legge. Nonostante questa mitigazione, la legislazione cinese sull’ IA  si pone come strumento di “global leadership”, essendo giunta  la Cina ad affermare i propri standard prima di quelli occidentali – un obiettivo, questo, che ha fatto da sempre parte del programma di Xi Jinping -;

-15 Novembre: incontro fra Biden e Xi Jinping, fra l’altro per avviare “trattative” sull’ Intelligenza Artificiale, anche se, secondo autorevoli studi legali americani, si tratta soprattutto di “imparare dalla Cina”, come del resto ha già fatto il Parlamento con l’”Inflation Reduction Act”;

-17 Novembre:licenziamento di Sam Altman, fondatore e amministratore delegato di OpenAI (produttrice della mitica ChatBPT), accusato di avere sviluppato una tecnologia pericolosa, “Q*”, senza i previ adeguati controlli;

-18 Novembre: presentazione dell’accordo trilaterale fra Italia, Francia e Germania, che rende siffatti controlli praticamente superflui;

-22 Novembre: riassunzione di Sam Altman presso OpenAI.

Le modalità assai insolite del licenziamento e della riassunzione di uno degli uomini più influenti del momento fanno pensare che, dietro di questi, ci siano questioni di primario interesse. La principale spiegazione si trova probabilmente nel fatto che, come noto, l’Intelligenza Artificiale, che ha un impatto a “tappeto” su tutte le sfere della vita umana, è particolarmente rilevante nel settore della difesa, e soprattutto, in quello della guerra nucleare. Ed è per questo che il dialogo sino-americano sull’ IA è condotto essenzialmente fra le Forze Armate dei due Paesi (con l’evidente esclusione dell’Europa).Si noti poi che, né la Cina, né gli USA, e nemmeno l’Unione, hanno a oggi una vera legge organica sull’IA; si direbbe che questi pourparlers mirino ad omogeneizzare, o almeno coordinare, le leggi che stanno per essere approvate.

Quanto all’ Europa, si è forse ritenuto che stabilire una regolamentazione restrittiva in un momento in cui sono in corso due guerre più che regionali, e inedite trattative sino-americane sull’ IA, e soprattutto su quella militare, sarebbe stato prematuro. Anche perché, su questi argomenti, le Autorità europee si rimettono sempre al giudizio degli Americani (che oggi probabilmente non si è ancora formato).

Con il recente documento italo-franco-tedesco, la discussione sul progetto di regolamento slitterà presumibilmente a dopo le prossime Elezioni Europee.

2.Non siamo il “Trendsetter of the Global Debate” (come avrebbe voluto la Commissione)

L’Unione Europea aveva preteso fino ad oggi (manipolando una giusta idea di Coudenhove Kalergi e Spinelli), che l’Europa, finito il periodo coloniale, si distinguesse per il proprio “soft power”. Uno dei punti su cui si concentrava questa pretesa era proprio l’esistenza di un pacchetto normativo sull’ informatica (si trattava essenzialmente del GDPR), che, per quanto gravemente insufficiente, era comunque di molto superiore a quello delle altre aree del mondo. Si era addirittura preteso che le legislazioni delle altre mondo copiassero sistematicamente quella europea (“the Brussels Effect”).Cosa forse vera, ma solo perché quest’ultima  è congegnata in modo tale da non avere alcun effetto pratico, sicché i legislatori extraeuropei possono fingere di avere lavorato indefessamente, senza in pratica disturbare i veri “poteri forti”, cioè i GAFAM.

Quindi, il fatto che sia stata finalmente approvato il complesso e sofisticato “pacchetto” legislativo cinese  ha tolto all’ Unione il principale incentivo per proseguire su questa strada verso l’AI Act. Il compito di  “Trendsetter of the Worldwide Debate”per l’IA, è stato assunto, con le ultime mosse, dalla Cina, come constatato dagli stessi osservatori americani. In questo contesto, se la Cina ha mitigato il controllo sull’ IA, gli Occidentali temono, perseguendo un approccio rigoroso, di offrire alla Cina una nuova breccia (dopo l’Alta Velocità, la Via della Seta, la transizione green) attraverso la quale affermare la propria superiorità. Preoccupazione a nostro avviso infondata, perchè anche l’approccio cosiddetto “mitigato” della Cina è più rigoroso della precedente bozza europea (oggi considerata “troppo rigorosa”), e dell’approccio americano, che fa leva soprattutto sull’autoregolamentazione dei GAFAM. Quindi, la Cina non si preoccupa più di tanto d’imporre una disciplina alle proprie imprese, perché queste, anzi, come è successo recentemente con i BAATX, ne escono rafforzate e ancor più atte a competere nella sostanza sui mercati internazionali

Eppure,” come scrive Da Empoli, “non erano queste le premesse della strategia che la Commissione Europea ha pubblicato nel 2018 con l’obiettivo di far recuperare all’ Europa il tempo perduto”.Quest’autore la definisce “Una specie di Caporetto del policy design”.

In particolare, la normativa cinese prevede tre cose che in Europa (e ancor più negli Stati Uniti) mancano:

-un’Agenzia generale per il cyberspazio (l’Amministrazione Cinese del Cyberspazio), con estesi poteri normativi a livello centrale;

-Prescrizioni amministrative sui contenuti;

-un sistema articolato di notifiche e autorizzazioni.

L’Amministrazione Cinese del Cyberspazio (che non esiste in alcun Paese occidentale) è stata dunque la prima a introdurre una serie di norme  amministrative specifiche per l’IA, in attesa dell’emanazione una legge organica sull’ AI:

-il Regolamento per la raccomandazione di algoritmi;

 -il Regolamento sulla Sintesi Profonda;

-il Regolamento sull’ IA Generativa;

-il Progetto di direttive sull’audit algoretico,

E’ quindi profondamente sbagliato circoscrivere il dibattito fra Cina e Occidente sulle implicazioni della normativa cinese sulla libertà di espressione. Circa quest’ultima, il grado di “moderazione” sul web imposto dalle legislazioni cinese ed europea  differisce solo per la parziale differenza di oggetto (qui, “discorsi di odio”, “razzismo”, “teoria di genere”), piuttosto che (“valori del socialismo con caratteristiche cinesi”, oppure “valori confuciani”), ma in ambo i casi si tratta di una censura politica affidata alle macchine intelligenti perché quella affidata all’ uomo, nonchè scadente, sarebbe comunque troppo costosa.

Al contrario, come suggerisce la Brookings Institution, occorrerebbe studiare attentamente le soluzioni legislative cinesi (che tra l’altro sono partite dal progetto europeo, ma lo hanno rapidamente superato in quanto a concretezza).Questo è particolarmente vero per gli USA, che stanno conducendo discussioni con la Cina sulla AI, fortemente volute dai GAFAM,  i quali ultimi hanno accolto Xi Jinping a San Francisco con una standing ovation  a una cena d’onore dell’industria americana. Vari commentatori suggeriscono ai legislatori di approfittare di queste discussioni per familiarizzarsi con la normativa cinese.

Di tutto questo si dovrà tenere anche e soprattutto nella creazione dell’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale di Torino, ma, soprattutto, si rende più urgente che mai la creazione di un’Agenzia Europea per la Tecnologia, quale quella da noi proposta,  in grado di gestire autorevolmente depositi, audits, autorizzazioni, rapporti con analoghe istituzioni a livello internazionale, in modo che l’Europa non sia più tagliata fuori, come oggi accade, dalle vicende decisive per il futuro dell’ Umanità.

Per ora, ci limitiamo a prendere atto del fatto che, su argomenti di una tale importanza e a cui la propaganda della UE ha attribuito un notevole peso, l’opinione pubblica viene tenuta all’ oscuro circa decisioni assai poco coerenti degli Stati membri, che avranno comunque un impatto importante sul futuro dell’Europa, molto più dei “ludi cartacei” sulle riforme istituzionali, e delle quali proprio per questo dobbiamo occuparci. Occorre la creazione di un ambiente culturale e politico recettivo a questi temi, e che segua attivamente le evoluzioni legislative: italiana, europea e dei maggiori Paesi del mondo.

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